Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archivi per la categoria ‘Galleria’

Nord e Sud, un’unità che va ritrovata

di Ernesto Galli della Loggia

Una questione domina su tutte le altre della politica italiana e in vario modo le riassume tutte: il problema dell’unità nazionale, ovvero il problema di come tenere ancora insieme il Nord e il Sud del Paese.

È chiaro, per chi sa vedere, che siamo ad uno di quei momenti in cui la politica è chiamata a fare i conti con una vera e propria svolta storica: la fine della prima Repubblica ha significato molto di più di ciò che allora ci è sembrato. Ha significato anche la fine degli equilibri economico-sociali (e della relativa ideologia) che avevano reso possibile e accompagnato la secolare industrializzazione-modernizzazione italiana. (continua…)


Quando Cavour sognava il federalismo

Il Conte non voleva un’Italia fondata sul modello piemontese. Ma la classe politica respinse ogni idea di decentramento


di Eugenio Di Rienzo

Una vecchia leggenda risorgimentale narra che Cavour, poco prima della sua scomparsa, avvenuta il 6 giugno 1861, affermò di poter morire sereno, avendo ormai creato l’Italia. Personalmente, penso che gli ultimi momenti della sua vita siano stati connotati da minore soddisfazione. Solo pochi mesi prima, infatti, era stato respinto il disegno di legge Minghetti, che prevedeva un riordino amministrativo ispirato ad un ampio decentramento e che intendeva contrastare quella che proprio Cavour aveva definito la «tirannia centralizzatrice». (continua…)


La grande palude

di Ernesto Galli Della Loggia

Tra le tante anomalie della politica italiana di questi giorni ce n’è una più «anomala» delle altre. Di fronte a una maggioranza parlamentare spaccata, che non si sa neppure se esista ancora come tale, che cosa fa l’opposizione, che cosa chiede la sua stampa più autorevole? Tutto tranne la sola cosa a cui in qualunque sistema parlamentare si penserebbe subito, e cioè il ritorno alle urne. Elezioni anticipate? Per carità, si dice: inutili, pericolose, un’autentica sciagura per il Paese. Piuttosto, invece, al posto della vecchia, una nuova grande maggioranza «chi ci sta ci sta», un governo «tecnico» (continua…)


Così Craxi cancellò il massimalismo cialtrone

Dal «biennio rosso» del ‘19-20 ai primi anni ‘70 il Psi fu subordinato al Pci. Poi Bettino invertì la rotta: un saggio di Bruno Pellegrino dedicato all’«eresia riformista» del leader

di Giuseppe Bedeschi

Il massimalismo socialista è sempre stato portatore di sciagure nella vita sociale e politica del nostro Paese. Ebbe un ruolo nefasto nel «biennio rosso» 1919-20, con lo scatenamento di un numero impressionante di scioperi che paralizzavano i servizi essenziali e sconvolgevano la vita civile, con l’occupazione delle fabbriche, con la minaccia di una rivoluzione bolscevica. Un testimone certo non prevenuto come il liberale Giovanni Amendola affermò che era stato un grande merito del fascismo aver risparmiato all’Italia «l’esperienza mortale del leninismo». (continua…)


Quando Hitler e Stalin volevano conquistare l’Afghanistan

di Eugenio Di Rienzo

Perché l’Afghanistan, privo di risorse economiche, naturali, demografiche, è stato da sempre il teatro di una guerra infinita che ha visto confrontarsi Persiani, Greci, Unni, Sasanidi, Arabi, Mongoli, Turchi, Britannici, Russi e, infine, i contingenti Nato che tentano di debellare le milizie talebane e di smantellare le roccaforti della rete terroristica di Al Qaeda? La risposta a questo quesito va trovata nella sua particolare posizione geo-politica, limitrofa alle regioni dell’Asia centrale (Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan), all’Iran, all’India, alla Cina, che ne ha da sempre fatto la porta d’accesso dell’Estremo Oriente. Neppure l’erezione dell’Afghanistan in Emirato autonomo nel 1823 riuscì a por fine a questo conflitto perenne. (continua…)


La fabbrica dei martiri rossi

Tzvetan Todorov svela le tecniche della resistenza francese per trionfare nella guerra civile: mandare al massacro i civili per sfruttarli come eroi alla fine del conflitto

di Eugenio Di Rienzo

Un famoso intellettuale azionista, come Franco Venturi, sosteneva che «l’unica guerra che può valere la pena di essere combattuta è la guerra civile» perché in quel conflitto all’egoistica ragion di Stato si sostituisce la scelta etica di combattenti determinati a difendere le proprie idee.  A mio avviso, invece, la guerra civile è la più ingiusta di tutte le guerre, dato che essa, al di là delle motivazioni giuste o sbagliate delle parti, finisce sempre per tramutarsi in una «guerra contro i civili» nella quale si estinguono tutte le norme del diritto e persino i più elementari sentimenti di umanità. (continua…)


I gesuiti, la fede e le altre culture

di Sebastiano Maffettone

«Bisogna essere barbari con i barbari e civili con i popoli civilizzati…», e, per esempio, austeri in India ed eleganti in Cina. In questi termini spiegava la missione dei gesuiti Louis Le Comte verso la fine del Seicento. Il nodo sta evidentemente nel quanto - in termini di fede e dottrina - si può concedere alla pratica della accomodatio, come la chiamavano i gesuiti, e cioè a quel metodo che ti impone di adattare le tue idee alla cultura cui in qualche modo vuoi applicarle. Proprio la natura e i limiti della accomodatio sono l’oggetto di indagine storica e storiografia cui e dedicato questo fine volume collettaneo della Nuova Rivista Storica, curato da  Michela Catto, Guido Mongini e Silvia Mostaccio. (continua…)


Quella mattina del 25 luglio 1943

L’ultimo tentativo di ricostruire il patto d’acciaio tra Hitler e Stalin


di Eugenio Di Rienzo

Grazie al sistema di decrittazione Magic, i servizi segreti alleati intercettavano il dispaccio del 3 marzo 1943, trasmesso dall’ambasciatore del Giappone a Madrid, nel quale si informava il ministro degli Esteri Togo dell’incontro avvenuto a Roma, tra Ribbentrop, Ciano, il delegato spagnolo Serrano Súñer e il cardinale Spellman per stipulare un armistizio tra Italia, Germania, Usa, Regno Unito. (continua…)


Il riciclaggio dei docenti: da antisemiti a democratici

La fine del fascismo non segnò la fine della persecuzione degli intellettuali ebrei


di Paolo Mieli

Nel 1998 Giorgio Israel e Pietro Nastasi scrissero un libro, Scienza e razza nell’Italia fascista (Il Mulino), nel quale puntavano l’indice contro la «clamorosa insufficienza della storiografia» nel campo degli studi sulle leggi razziali del 1938. Riconosciuto a Renzo De Felice il merito di aver intrapreso, già all’inizio degli anni Sessanta, lo scavo sull’argomento con la sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (Einaudi), i due autori si applicavano a temi che erano stati successivamente solo sfiorati. (continua…)


Quando Emilio Lussu voleva regalare la Sardegna a Churchill

di Eugenio Di Rienzo

Da un documento conservato nei National Archives (HS/9/621/7), apprendiamo che, alla fine del 1940, Emilio Lussu (uno dei principali esponenti del’antifascismo emigrato) entrava in contatto a Lisbona con un agente inglese, comunicandogli di «essere certo che un’organizzazione partigiana in Sardegna avrebbe creato una vasta azione insurrezionale contro il governo di Roma». (continua…)