Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

Luciano Monzali, Il colonialismo nella politica estera italiana 1878-1949

IL LIBRO

Il 1878 e il 1949 segnano le date dell’inizio e della fine del colonialismo italiano. Come noto, l’espansionismo coloniale italiano nacque dalla volontà della classe dirigente dell’Italia liberale di dare una risposta politica alle sfide poste dall’accelerarsi dell’imperialismo globale europeo nel corso della seconda metà dell’Ottocento. In un continente europeo dominato sempre più dagli Stati dell’Europa settentrionale che conoscevano un prorompente svilupp industriale e conquistavano vasti territori e mercati extraeuropei, la posizione dell’Italia, Paese largamente agricolo e privo di risorse naturali, era chiaramente marginale e periferica. (continua…)


Gli apprendisti del Gran Mondo nel Settecento italiano

di Vincenzo Lagioia

Esce per la «Biblioteca della “Nuova Rivista Storica» il prezioso volume di Alessandro Cont (Giovin Signori. Gli apprendisti del Gran Mondo nel Settecento italiano), storico già noto al pubblico dei lettori di Settecento italiano e non solo. Il percorso che ha portato Cont alla stesura di una monografia su questo soggetto parte da lontano. Nel 2013 per gli «Annali di Storia dell’Educazione e delle Istituzioni Scolastiche» in un volume curato da Maria Pia Paoli, appare il saggio Educare alla e attraverso l’amicizia. Precettori e governatori nella società nobiliare italiana del Seicento. È dell’aprile 2014, per la « Rivista storica italiana », il saggio L’uomo di corte italiano: identità e comportamenti nobiliari tra XVII e XVIII secolo. Nel 2016, ben due saggi pregevoli, il primo del gennaio-aprile nella «Nuova Rivista Storica» su Guillaume Du Tillot e la questione della nobiltà, il secondo in aprile, per la «Rivista Storica Italiana», con il titolo “Ove pennello industre l’imagin tua ritrasse”: i gusti e gli studi del Giovin Signore nell’Italia del Settecento. (continua…)


L’erica di Culloden e il papavero di Pontelandolfo. Ancora su Mezzogiorno e Risorgimento

di Eugenio Di Rienzo

Ai cittadini di Edimburgo è concesso, ogni 16 aprile, di inalberare un ramoscello d’erica, per ricordare i morti caduti sotto la falce della repressione, perpetrata da “Billy il Macellaio” (Guglielmo Augusto di Hannover), dopo la battaglia del Culloden, dove nel 1764 furono annientati i clan scozzesi che si battevano contro il dominio inglese. Non godranno, invece, di simile privilegio i cittadini meridionali, cui è stato fatto divieto di ricordare, magari con l’omaggio di un umile papavero (il fiore dei “cafoni” delle nostre “terre basse”),  le vittime civili della rappresaglia di Pontelandolfo e Casalduni del 14 agosto 1861 cadute sotto i colpi della campagna contro la guerriglia anti-unitaria che insanguinò il Meridione dal 1861 al 1870, quando i comandi del Regio Esercito decisero di applicare alla lettera i metodi di controguerriglia sperimentati in Algeria dalle truppe francesi. (continua…)


Risorgimento e Mezzogiorno. Dell’uso e dell’abuso della Storia nella Vita

di Paolo L. Bernardini

La polemica innescata da Luigi Morrone dalle pagine di “La nostra storia” di Dino Messina, ovvero da un pulpito di rilievo nazionale, merita alcune riflessione. Parafrasando Nietzsche, non esiste più un’utilità e un danno della Storia per la vita, ma esiste, ed è sempre esistito, un uso politico della Storia. Uso, e abuso, che purtroppo hanno spesso impedito la realizzazione del sogno di Leopold von Ranke, ovvero lo scoprire, e il narrare, di conseguenza, “wie es eigentlich gewesen ist”, ovvero, “che cosa davvero sia accaduto”, nel passato. Le questioni che si aprono sono molteplici, perfino ontologiche: siamo sicuri che il passato sia semplicemente stato come “il presente”, un presente che non è più? E’ ontologicamente legittimo trattarlo come tale? O si tratta di dimensioni dell’essere diverse, cosa che – tra l’altro – rende assai difficile lo stesso mestiere dello storico? Nel concetto di “Wesen” vi è quello di “essenza”, che mostra bene come Ranke credesse ad una identità ontologica tra passato e presente, identità che ora però i filosofi mettono in discussione. Aldilà di questo, l’uso politico della Storia condanna la Storia stessa alla peggiore delle dimensioni ancillari. Innanzi tutto, per tornare a Nietzsche, esiste certo una dimensione “erudita”. A cui personalmente, dal punto di vista del filologo, credo moltissimo. Ma esiste una dimensione “interpretativa”, ed è un vero peccato che il termine “revisione” – e il suo correlato soggettivo, “revisionista” – abbiano assunto connotati negativi. (continua…)


Lettera aperta di un profano agli storici su Risorgimento e Mezzogiorno

di Luigi Morrone

La proposta di istituire una “giornata della memoria” per ricordare le vittime meridionali del processo di unificazione italiana ha provocato una vera e propria sollevazione negli ambienti accademici.
La prima reazione è venuta dalla Società italiana per lo studio della storia contemporanea, con una dichiarazione in cui lamentava il mancato coinvolgimento del mondo accademico e paventava che l’iniziativa si inserisse nel filone di una lettura del momento dell’unificazione nazionale in termini di «conquista piemontese» delle regioni meridionali, di rapina delle loro ricchezze e di distruzione dei presunti primati borbonici.
Alla dichiarazione della SISSCO seguivano varie altre prese di posizione sia di società per lo studio della storia, sia da associazioni risorgimentaliste.
Nel risentimento accademico, sul Mattino Gigi Di Fiore dice di intravvedere un duplice “vizio di fondo”: una sorta di “chiusura di casta” rispetto al “mondo esterno” e l’effetto divisivo che ancora oggi, a 150 anni di distanza, ha la ridiscussione di un “mito condiviso” come il Risorgimento (e la Resistenza). (continua…)


Il Duce prima del Duce. Il diario di guerra del bersagliere Benito Mussolini, 1915-1917

di Elisa D’Annibale

Tra l’abbondante memorialistica bellica pubblicata dopo il primo conflitto mondiale in Italia e Europa, c’è un testo che ha riacceso, negli ultimi anni, l’interesse di storici e case editrici. Il Diario di Guerra 1915-1917 di Benito Mussolini (ora ripubblicato dalle Edizioni di Ar di Padova) redatto nei suoi tre anni al fronte, ha recentemente ritrovato linfa vitale in virtù sia della scadenza dei diritti d’autore sia dell’anniversario della Grande Guerra. Tra i testi mussoliniani, dunque, torna quello che racconta «la vita monotona ed emozionante, semplice e intensa trascorsa nelle indimenticabili giornate della trincea» (p.12) che egli dedicò ai suoi compagni d’arme dell’11° reggimento Bersaglieri. (continua…)


Effetto Trump? Gli Stati Uniti tra Europa, Russia e Cina

di Antonio Donno

Giustamente Massimo de Leonardis, curatore del volume (Effetto Trump? Gli Stati Uniti nel sistema internazionale fra continuità e mutamento, “Quaderno di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore”, a. VII, n. 12, 2017) ha posto un punto interrogativo dopo le parole iniziali “effetto Trump”, perché, ad alcuni mesi di distanza dall’assunzione della carica presidenziale, Donald Trump è ancora lontano dall’aver dato una sistemazione interna alla propria Amministrazione, ma soprattutto dall’aver manifestato nei fatti una coerente linea politica sui nodi principali delle relazioni internazionali degli Stati Uniti. Infatti, tutti i saggi che compongono il volume non possono che terminare con espressioni d’incertezza sulle future iniziative del presidente che possano dare un segnale certo sulle strategie che Trump intende mettere in atto sui principali temi della politica estera americana, anche per mezzo dei signing statements che sono entrati nell’uso comune dei presidenti americani a partire da Ronald Reagan, rafforzando di fatto «un effettivo potere normativo presidenziale di carattere extra-costituzionale» (p. 216), come scrive Cristina Bon nel suo saggio. (continua…)


Napoleone “il piccolo” nella ristampa di Victor Hugo

di Luigi Morrone

Negli ultimi anni, si è assistito ad un risveglio dell’interesse degli storici per la figura di Napoleone III. In Francia, da segnalare Pierre Milza, Napoléon III, Paris, Perrin, 2004; Jean-Claude Yon, Le Second Empire. Politique, société, culture, Paris, Armand Colin, 2004; Jean Sagnes, Napoléon III. Le parcours d’un saint-simonien, Paris, Singulières Éd., 2007; Éric Anceau, Napoléon III, Paris, Tallandier, 2008; Lucien Boia, Napoléon III, le mal-aimé, Paris, Les Belles Lettres, 2008; Christian Estrosi, Raoul Mille, Le Roman de Napoléon III, Monaco, Éd. du Rocher, 2010; Alain Frerejean, Napoléon III (Biographies Historiques) Paris Fayard 2017; in Italia, da segnalare Franco Cardini, Napoleone III, Palermo, Sellerio 2010 e – soprattutto – Eugenio Di Rienzo, Napoleone III, Roma, Salerno Ed., 2010. (continua…)


Studiare la storia delle colonie senza preconcetti

di Giampietro Berti

È possibile scrivere una storia del colonialismo italiano senza preconcetti ideologici? È quello che si è proposto di fare in modo egregio Luciano Monzali con un’analisi riguardante l’intera vicenda coloniale: Il colonialismo nella politica estera italiana 1878-1948. Momenti e protagonisti, Società Editrice Dante Alighieri – Biblioteca di Nuova Rivista Storica, 2017, pagg. 189, € 20,00.

Monzali sintetizza, in un’unica ricostruzione storica, i passaggi più importanti della storia coloniale italiana dimostrando come il problema abbia costituito dal Risorgimento al secondo Dopoguerra il tema centrale della politica estera italiana. Con una grande attenzione alla documentazione originale, che spiazza l’inesattezza di tanti stereotipi, Monzali indaga il ruolo svolto da alcune personalità politiche quali Sidney Sonnino, Tommaso Tittoni, Gaspare Colosimo, Alcide De Gasperi, Carlo Sforza, e alcuni diplomatici, come Pietro Quaroni e Vittorio Zoppi. (continua…)


Nordafrica tra Italia Francia, dallo ‘’schiaffo di Tunisi’’ a Macron

di Giovanni Punzo

Non è certo il giovane Macron ad aver inaugurato le rivalità mediterranee italo francesi. L’esempio della Tunisia di metà Ottocento ‘colonizzata’ dai contadini italiani e da una grossa comunità che li seguì. Più democratico il Bey di Tunisi degli Asburgo, Savoia, Borboni e papato. Arrivò persino Garibaldi, condannato a morte in contumacia dal re di Sardegna per la tentata insurrezione di Genova.

Nel 1881, ‘lo schiaffo di Tunisi’: il governo di Parigi occupò militarmente la Tunisia che divenne un protettorato francese e cominciò la ‘questione’ degli immigrati italiani, ampia maggioranza della popolazione europea in Tunisia. Nella riproduzione d’epoca, lo sbarco delle truppe francesi a Biserta. (continua…)