Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

I Foreign Fighters cattolici alla difesa del Papa Re. Una storia dimenticata

di Lorenzo Terzi

La storia degli zuavi pontifici, estremi difensori del principio del potere temporale dei papi, è stata oggetto di pochi studi, che ne hanno ricostruito le vicende in maniera per lo più sommaria. Pressoché nulla, poi, è stata la trasposizione della loro sfortunata epopea nelle opere dell’immaginario: un’eccezione, molto parziale, è costituita dal film “In nome del Papa Re”, di Luigi Magni, con protagonista un grande Nino Manfredi.

Eppure le gesta di questi soldati – in gran parte francesi, belgi e olandesi – accorsi a Roma per sostenere Pio IX offrirebbe più di uno spunto romanzesco. Lo dimostra un recente, corposo volume a essi dedicato, opera di Francesco Maurizio Di Giovine: Gli zuavi pontifici e i loro nemici, pubblicato quest’anno da Solfanelli, che si avvale di un’introduzione di Don Sisto Enrico di Borbone. (more…)


Roberto Gaja, console in Libia. Dal Nizza Cavalleria alla missione diplomatica nell’Italia repubblicana

Un volume di Luciano Monzali racconta il valore del suo impegno nelle relazioni tra i due Paesi


di Francesco Semprini

Quando nell’agosto del 1949 arrivò a Tripoli come rappresentante del governo italiano, non era la prima volta che Roberto Gaja metteva piede in Libia, in questo caso, al posto dell’uniforme militare, indossava la divisa diplomatica, quella di console della neonata Repubblica italiana. La sua esperienza si rivela un passaggio chiave nella storia delle relazioni tra i due Paesi, così come narra il volume di Luciano Monzali, Roberto Gaja console in Libia, 1949-1952 (223 pagg.), pubblicato per la collana «Minima Storiografica», presso la Società editrice Dante Alighieri, diretta da Eugenio Di Rienzo. (more…)


Un laboratorio della modernità per indagare il presente

di Alessandro Guerra

Lo scorso giugno, in piena pandemia, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha convocato gli Stati generali per rilanciare l’azione di governo, sollevando voci ora ironiche ora allarmate su quella enfatica rievocazione della storia. Il riferimento, naturalmente, era agli Stati generali del 1789 voluti da Luigi XVI per potenziare la monarchia che innescarono il processo rivoluzionario. Per i commentatori evocare quell’esperienza si traduceva nell’involontaria vocazione al fallimento.

Più complesso il gioco di specchi e la connessione fra passato, presente e futuro che la dichiarazione di Conte ha tirato in ballo. Su questa dimensione si muovono le riflessioni di Francesco Benigno e Daniele Di Bartolomeo (Napoleone deve morire. L’idea di ripetizione storica nella Rivoluzione francese, Salerno editrice, pp. 194, € 19,00). (more…)


Il silenzio dell’Università e le responsabilità del ceto politico

di Piero Bevilacqua

Un sovrumano silenzio e una profondissima quiete gravano sulla vita dell’Università italiana e il fatto che a custodire tale pace mortuaria, sia, in qualità di Ministro, un ex rettore, un uomo che viene da quel mondo, mi confermano in una desolata convinzione. La nostra Università, quale protagonista attivo della vita civile del Paese, è fisiologicamente morta. E non l’ha uccisa il Covid 19, ma un insieme di processi e di scelte, che l’hanno radicalmente trasformata.

Intanto, va ricordato che è antropologicamente cambiato il corpo dei docenti. Da 10-15 anni ha lasciato l’insegnamento un’ampia schiera di almeno due scaglioni, di quella che potremmo chiamare la generazione dei maestri. Studiosi che dagli anni ’50 in poi hanno portato, accanto ai saperi delle loro discipline, un grande afflato civile, legato alle sorti del paese. Ad essa è seguita un’altra generazione di insegnanti, coloro che da studenti hanno attraversato l’esperienza del ’68 e comunque si sono formati nell’Italia dei conflitti sociali e delle grandi manifestazioni di massa. (more…)


Come gli ebrei. O quasi. La diaspora mercantile dei liguri tra Cadice e Buenos Aires nella prima età moderna

di Paolo Luca Bernardini

Lo studio delle grandi migrazioni italiane ottocentesche, che fecero dell’Italia, con Polonia, Irlanda, Scozia e numerosi stati tedeschi la nazione che ebbe il maggior numero di emigrati probabilmente nella storia dell’umanità, con 27 milioni di partenze (da metà Ottocento agli anni Settanta del Novecento), solo in parte compensate dai rientri, è sempre più accompagnato da studi accurati su quel che accadde prima della metà dell’Ottocento. Quando l’Italia come Stato non esisteva ancora, in che modo avveniva, con che numeri e con quali destinazione, l’emigrazione degli “italiani” che italiani in fondo non era ancora, verso vecchi e nuovi mondi? Vi erano fenomeni migratori? Da dove provenivano gli emigrati, e perché lasciavano la patria? Ovviamente le migrazioni di massa seguono la nascita della società di massa: che avviene solo dopo la rivoluzione demografica che interessa gran parte dell’Europa tra 1750 e 1800, con una seconda, ben più massiccia ondata, tra inizio e prima metà dell’Ottocento, e poi ancora per le due generazioni successive (con la grande interruzione solo coll’inizio della Prima Guerra Mondiale). (more…)


Addio Massimo Campanini, studioso dell’islam

di Franco Cardini

Con Massimo Campanini se ne va, per quanto mi riguarda, un amico e un collega stimato. Per quanto riguarda la cultura italiana, ma più in generale europea, se ne va un intellettuale di straordinarie cultura e apertura mentale, certo meno noto al grande pubblico di quanto avrebbe meritato. Lo testimoniano il suo percorso culturale tra sedi universitarie differenti e anche fra discipline diverse, oltre che ovviamente il patrimonio delle sue ricerche e pubblicazioni: queste, per portuna, destinate a restare e a guidarci in campi nei quali davvero abbiamo bisogno, oggi più che mai, di personalità della sua caratura. (more…)


Much of America has stopped celebrating Columbus Day, but the explorer remains revered in Italy

By Stefano Pitrelli

While many Christopher Columbus statues were toppled this year in the United States — dragged into Baltimore’s Inner Harbor, beheaded in Boston — the towering marble monument to the explorer in his hometown, Genoa, Italy, is disturbed only by pigeons.

As Americans feud over whether Columbus Day should remain a federal holiday — or whether the man who first charted the transatlantic route in 1492 should be remembered as a colonial oppressor — in Italy, Columbus is still held in high esteem. Italians tend to think of him as the sum of their best qualities: ingenuity, courage and resilience. (more…)


Omaggio a Musi, lo “storico pensante” di una Napoli europea

Allievo ed amico di Giuseppe Galasso, ha dato una lettura alternativa della città spagnola del XVI e XVII secolo: lo raccontano 39 autori


di Luigi Vicinanza

Viviamo in un presente senza storia. La vita pubblica si consuma tra un sondaggio e una diretta Facebook. Si invocano identità culturali ed etno-geografiche con la sistematica strumentalizzazione di un passato sconosciuto e immaginario. Prigionieri di una bolla retorica. Eppure proprio in questa delicata fase storica ci sarebbe più che mai bisogno di conoscere chi siamo stati per provare a comprendere chi siamo. “Tutto è storia, la vita è storia, la storia è vita, e, solo se così considerata, il suo valore è elevatissimo” insegna Aurelio Musi, autorevole maestro nel panorama scientifico nazionale e internazionale. (more…)


Giuseppe Bottai e la Germania nazista

di Elisa D’Annibale

«C’era una Germania olimpica e romana, che Mussolini non ha né capita né amata. Egli ha amato, senza capirla, l’infernale Germania del “superuomo”», queste le parole appuntate da Giuseppe Bottai sul suo diario il 13 ottobre 1943, il giorno della dichiarazione di guerra italiana al terzo Reich. Parole che ben restituiscono la complessità di un uomo che mai aveva veramente amato l’alleato tedesco, ma che nonostante ciò aveva sempre cercato di costruire con esso un ponte culturale.

Giuseppe Bottai resta una figura controversa che ha spesso diviso la storiografia tra i sostenitori di un suo tentativo di liberalizzazione del sistema politico (anche tramite le riviste da lui fondate) e chi invece interpreta le sue scelte come una completa omologazione alle direttive del regime ed un contributo alla costruzione dello “stato totalitario”. (more…)


La rinascita del subcontinente indiano e l’Italia della prima Repubblica

di Luciano Monzali

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un intensificarsi dei rapporti fra l’Italia e i Paesi del subcontinente indiano, intensificazione la cui manifestazione più evidente è stato l’aumento dell’immigrazione da questi Paesi in Italia. Immigrazione non gradita da molti, ma prodotta dai bisogni del capitalismo italiano, che necessita di contadini, operai, camerieri, muratori. Ecco così che in alcune parti d’Italia sono comparse figure per noi inconsuete: contadini e allevatori sikh nelle campagne padane, camerieri e badanti singalesi, venditori bengalesi nelle grandi città, ecc.

In realtà questo processo sociale è anche frutto di una lunga storia di sviluppo delle relazioni politiche fra il nostro Paese e il mondo indo-pakistano, che conosce un’accelerazione progressiva dopo la conquista dell’indipendenza politica dell’India e del Pakistan dal dominio britannico nel 1947. (more…)