Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

I fantasmi dei due Imperi eredi di Roma

di Silvia Ronchey

Secondo una profezia che ha circolato ininterrottamente dalla caduta dell’impero bizantino nel 1453 a quella dell’impero ottomano nel 1922, Costantinopoli-Istanbul sarà riconquistata e restituita al suo credo e al suo ruolo da “genti bionde”: i russi, nell’interpretazione data già da un testimone oculare della conquista turca, Nestor-Iskander, con gioco sulle parole rusyj, “biondo”, e ruskyj, “russo”. Questa profezia oggi è tornata a circolare nei siti internet e nei blog del fondamentalismo panortodosso, e non a caso. Nello scacchiere politico attuale, da molti accostato a quello della prima guerra mondiale, sono tornati a confrontarsi il sultano e lo zar, come annuncia il titolo dell’ultimo libro di Franco Cardini (Il sultano e lo zar. Due imperi a confronto, Salerno Editrice). Non si tratta tanto, o non solo, dei due “autocrati”, Erdogan e Putin, che oggi perpetuano, in qualche modo e sotto nomi diversi, i due antichi ruoli. (continua…)


Volturno, 1° ottobre 1860. Quando ai soldati di Francesco II di Borbone mancò la fortuna ma non il valore

di Lorenzo Terzi

La battaglia del Volturno, che ebbe luogo il primo ottobre del 1860, sulla riva sinistra dell’omonimo fiume, costituisce un momento chiave nella storia del Risorgimento. Quel giorno l’esercito di Francesco II, al comando del maresciallo Giosuè Ritucci, sferrò una vigorosa controffensiva contro le forze garibaldine, puntando su Caserta con l’intenzione di marciare successivamente verso Napoli e ripristinare nella capitale il governo borbonico.

Su questo decisivo scontro militare è stato scritto moltissimo, per decenni quasi esclusivamente dal punto di vista degli unitari, che in effetti si batterono con coraggio e vinsero restando sulla difensiva. Tale narrazione, però, si è risolta nel racconto di una mera sequenza di episodi di valore garibaldino, e ha così paradossalmente oscurato i meriti dello stesso Garibaldi. (continua…)


Emilio Gentile nei labirinti del 25 luglio

di Eugenio Di Rienzo

Una nuova analisi riporta l’attenzione sull’evento che determinò la fine del fascismo e mette in dubbio la lettura  di Renzo De Felice

L’interpretazione del fascismo, data da Renzo De Felice, ha subito fin dal suo sorgere violente e spesso ingiustificate obiezioni da parte di quella che Giuseppe Galasso chiamò, con azzeccata definizione, «la sinistra storiografica». In questi ultimi tempi, a queste contestazioni se ne sono aggiunte altre, di diverso segno, formulate da studiosi che pure sono «discesi per li rami» dalla scuola dell’autore della biografia di Mussolini. E’ questo il caso di Emilio Gentile, che, già sostenitore della tesi anti-defeliciana, e a mio avviso per nulla fondata, secondo cui il fascismo avrebbe costruito un sistema totalitario analogo a quello sovietico e nazionalsocialista, ha pubblicato ora, per i tipi di Laterza, una volume dedicato alla fase terminale del regime, 25 luglio 1943, anche esso molto critico verso la ricostruzione di quell’evento fatta dal suo maestro. (continua…)


Il Canale di Suez e l’Italia. Da Cavour alla Prima Repubblica

di Eugenio Di Rienzo

Il Giro del mondo in ottanta giorni, pubblicato da Jules Verne nel 1872, forse non sarebbe stato mai scritto se il romanziere francese non avesse appreso per tempo dai maggiori quotidiani europei che l’apertura del Canale di Suez – inaugurato ufficialmente il 17 novembre 1869, dopo dieci anni di lavori – avrebbe tracciato una nuova via marittima in grado di rendere immensamente più veloce il tragitto verso l’India e l’Estremo Oriente. Se la galleria ferroviaria del Moncenisio, ultimata nel 1871, permetteva di compiere il viaggio Londra-Brindisi in treno, senza dover valicare le Alpi, arrivati nel porto pugliese, merci e viaggiatori europei potevano, infatti, far rotta verso l’Asia meridionale in poco meno di novanta giorni, perché il taglio dell’istmo consentiva, ormai di raggiungere quella destinazione senza circumnavigare l’Africa, doppiando il Capo di Buona Speranza. (continua…)


La «bella gioventù». Tra antico regime e Rivoluzione

di Alessandro Guerra

Honoré de Balzac, grande conoscitore di uomini e tempi, aveva colto bene la dissipazione dei rampolli dell’aristocrazia francese fra Sette e Ottocento, alla ricerca di un passato che non poteva tornare. Il marchese Raphaël, ultimo rampollo della famiglia de Valentin, il protagonista di La pelle di zigrino (1831), mostra tutto il disfacimento di un corpo sociale perso nell’incapacità di trovare una misura fra l’ancestrale desiderio di potenza e il confronto con la realtà sociale e politica. La nobiltà si assottigliava progressivamente, proprio come la magica pelle di zigrino, ogni volta che Raphaël cedeva al desiderio di competere con i nuovi tempi segnati dagli ideali di eguaglianza e dalla meccanica della Rivoluzione. La società fondata ora sul potere del denaro vedeva lentamente scomparire la tradizione e l’autorità di antico regime e si rifletteva nei nuovi protagonisti: Raphaël deve morire per lasciar vivere Cesar Birotteau. Nell’ottica italiana, su questo tema è tornato a riflettere su questi temi Alessandro Cont nel suo Giovin signori. Gli apprendisti del gran mondo nel Settecento italiano (Editrice Dante Alighieri 2017). In particolare, come evidenzia Aurelio Musi nell’introduzione, il merito di questo lavoro è stato quello di cogliere il rapporto «tra la pluralità e omogeneità dei giovin signori nella geopolitica italiana del Settecento». (continua…)


Far West: Storia, miti e mistificazioni della frontiera americana

di Antonio Donno

La bibliografia sulla storia dell’Ovest americano è ormai imponente. Nel corso del secondo dopoguerra si sono susseguite molte interpretazioni della “conquista del West” da parte dei coloni americani che nei decenni successivi agli anni venti dell’Ottocento hanno aperto la strada all’espansione territoriale degli Stati Uniti e, nello stesso tempo, alla costruzione del mito della frontiera come linea mobile della civilizzazione bianca. Noi tutti abbiamo fatto indigestione di film western e abbiamo conosciuto tanti attori americani famosi soprattutto per aver interpretato il ruolo del cowboy o del soldato americano spedito nel lontano Ovest all’interno di fortini che rappresentavano l’avamposto dell’espansione territoriale americana. Film fondati sul mito, ma anche film aderenti alla realtà della conquista. Così anche per la narrativa. (continua…)


Sovranisti di tutto il mondo unitevi! Stato, Nazione, Etnie in un manifesto contro la globalizzazione

di Luigi Morrone

Dagli anni Settanta del secolo scorso, si assiste ad una rinascita d’interesse del dibattito storiografico intorno all’idea di “Nazione”. Il saggio La Nazione: Storia di un’idea di Anthony David Stephen Smith, appena pubblicato da Rubbettino, con un’intesa introduzione di Alessandro Campi, traccia la situazione attuale del dibattito. Un dibattito comunemente segnato da una impostazione banalmente post-marxista, che tende a confinare nella mitologia la “costruzione” della idea di Nazione, secondo un ritornello ripetuto come formula ossificata: “Non è la Nazione a creare il nazionalismo, ma il contrario”. Secondo tale paradigma: (continua…)


La politica del “Re soldato”: Vittorio Emanuele III e la Grande Guerra

di Eugenio Di Rienzo

Nella ricorrenza del centenario della Grande Guerra, numerosi sono stati gli studi che hanno cercato di analizzare e, soprattutto, di comprendere un fenomeno complesso come quello della prima “apocalissi della modernità”. E, nonostante l’argomento sia stato sempre al centro dell’attenzione degli storici, è indubbio che nuovi approcci metodologici e nuove prospettive abbiano arricchito le interpretazioni del conflitto e, soprattutto, abbiano dato dello stesso una visione più complessa e articolata di quanto non fosse stato fatto in precedenza. In tal modo, si sono affrontate le ricadute socio-economiche del conflitto, se ne sono contestualizzate le implicazioni culturali, si è dato spazio alla dimensione internazionale della guerra e ci si è soffermati anche sulla dimensione extraeuropea di questo evento. (continua…)


Sistema bancario, grande industria, informazione e lotta politica tra liberazione e ricostruzione. Il Diario di Antonio Dante Coda, 1946-1952

di Francesca Pino

E’ una generosa operazione culturale quella che la Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo, pubblicando il volume: Anton Dante Coda, Un malinconico leggero pessimismo. Diario di politica e di banca (1946-1952), Olschki Editore, 2018, a cura e con un’introduzione di Gerardo Nicolosi. Lo spunto progettuale di questo volume è nato in condivisione con una proposta di ricerca comparata dell’Archivio storico di Intesa Sanpaolo: studiare i Presidenti della Liberazione, eletti nelle maggiori banche italiane all’indomani della Resistenza. A questo fine, l’ABI – Associazione Bancaria Italiana ha raccolto i profili delle figure apicali emerse dopo la Liberazione nella pubblicazione Banche e banchieri per la ricostruzione, uscita nel 2015. (continua…)


Giulio Andreotti, la Libia di Gheddafi e la stabilità del Mediterraneo

di Eugenio Di Rienzo

Le special partnership con la Libia rivoluzionaria di Gheddafi è stata uno degli aspetti più importanti della politica estera dell’Italia repubblicana, ora analizzato nel volume, curato da Massimo Bucarelli e Luca Micheletta: Andreotti, Gheddafi e le relazioni italo-libiche, Edizioni Studium. Geopolitica, sicurezza reciproca, approvvigionamento energetico, interscambio commerciale, passato coloniale e, infine, migrazioni, hanno costituito la trama di una relazione che ha avuto in Giulio Andreotti uno dei principali protagonisti. Come presidente del consiglio o ministro degli esteri, lo statista democristiano coltivò sempre con impegno e lungimiranza il dialogo con i paesi arabi e un rapporto privilegiato con Gheddafi, che considerò sempre un interlocutore indispensabile per creare condizioni di pace e di stabilità del Mediterraneo. (continua…)