Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

La “galassia-Destra” in Italia dopo il 1945. Dal revanscismo nostalgico al torysmo incompiuto

di Christian Leone

Il volume di Andrea Ungari e Giuseppe Parlato, Le destre nell’Italia del secondo dopoguerra. Dal qualunquismo ad Alleanza Nazionale (Rubbettino Editore), è uno studio di straordinaria importanza per chiunque voglia analizzare la fisionomia della vasta ed eterogenea galassia della destra italiana. Dal qualunquismo di Giannini al Congresso di Fiuggi, passando per la storia del Movimento Sociale Italiano (MIS) e la lenta, progressiva, inarrestabile, dissoluzione dei partiti monarchici, gli autori ne ricostruiscono, con estrema chiarezza e linearità l’evoluzione e la fisionomia delle molteplici e variegate forze che l’hanno composta.

Sono molte, infatti, le compagini appartenenti a quest’area politica e non tutte hanno, come erroneamente si crede, una matrice neofascista. Ad essere scandagliati non sono soltanto i partiti ma anche quelle rappresentative riviste storiche, nelle quali è possibile riscontrare mentalità e stati d’animo, come il “Candido” di Mosca e Guareschi e “Il Borghese” di Longanesi e Tedeschi. (more…)


L’Inghilterra di Carlo I e di Cromwell contro la Serenissima repubblica di Venezia

di Eugenio Di Rienzo

Se si considera che per secoli la Repubblica di Venezia costituì l’antemurale marittimo che, accanto a quello terrestre difeso dagli Asburgo d’Austria, dall’Ungheria e dalla Confederazione polacco-lituana, contenne o cercò di contenere la spinta verso occidente dell’Impero ottomano, dai Balcani al Danubio, al Mar Nero, al comune lettore può apparire inverosimile che la «Regina dei mari» sia stata fatta di oggetto di aggressioni da parte degli stessi alleati che accanto ad essa sconfissero, nel 1571, a Lepanto, la flotta del Sultanato guidata dal Capitano del Mare, Müezzinzade Alì Pascià.

Eppure, anche a non voler considerare la Lega di Cambrai, che dal 1508 al 1510 vide schierata contro la Serenissima Spagna, Francia, Inghilterra, il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, il Regno magiaro di Ladislao II, il Pontefice Giulio II e alcuni Principati dell’Italia settentrionale, questo fenomeno si verificò più volte più volte. Nel 1617, Pedro Téllez Giron, duca d’Osuna, viceré spagnolo di Sicilia, mosse la sua flotta su Venezia per ridimensionarne l’egemonia sul Mare Adriatico, senza però ottenere nessun risultato, e fu costretto a ritirarsi dai confini dello«Stato da Mar» nel 1618. Né ebbe maggior fortuna la spedizione della Armada spagnola, che intercettata dai galeoni della Repubblica fu letteralmente fatta a pezzi, a nord di Creta, l’11 maggio 1620. (more…)


Napoleone il Grande. Travolto come un naufrago portò la nazione alla deriva

di Eugenio Di Rienzo

In queste settimane, quando negli scaffali delle librerie, per ricordare il bicentenario della morte di Napoleone, si accumulano volumi nuovi o riverniciati per l’occasione, concentrati a tessere l’elogio della grandeur del Primo Impero francese e del suo fondatore, costituisce un’eccezione il saggio di Antonio De Francesco che si presenta in assoluta controtendenza con questa ricostruzione. Nel suo, Il naufrago e il dominatore. Vita politica di Napoleone (Neri Pozza, € 18,00), l’autore vede, infatti, in quell’edificio politico di effimera durata (1804-1815), non un momento di eccellenza ma un momento di caduta e di regresso nella lunga storia della Nazione francese e in particolare nella fase rivoluzionaria terminata con il colpo di Stato del novembre 1799, quando Bonaparte eresse una dittatura personale da considerarsi forse come il primo regime populista dell’Europa moderna. (more…)


Per una storia del nostro “cortile di casa”. La questione balcanica letta da Egidio Ivetic

di Luciano Monzali

In questi ultimi anni Egidio Ivetic sta compiendo un grande sforzo di divulgazione sulla storia dei popoli balcanici e adriatici. Dopo la Storia dell’Adriatico uscita nel 2019, Ivetic ha recentemente pubblicato un libretto agile e di grande interesse, I Balcani. Civiltà, confini, popoli (1453-1912) (Bologna, Il Mulino, 2020) dedicato alle vicende dei popoli balcanici dalla caduta dell’Impero romano d’Oriente alle guerre balcaniche del 1912-13, che costituisce una delle migliori sintesi sulla storia del “nostro cortile di casa” (i Balcani, appunto), fatta da uno studioso italiano.

Possiamo constatare che con il suo saggio, lo storico istriano in fondo prosegue una tradizione di studi tipica dell’italianità giuliano-dalmata, una sorta di missione culturale che nel corso del Novecento ha spinto numerosi intellettuali giuliani e dalmati a cercare di svolgere la funzione di intermediatori culturali fra l’Italia e il mondo balcanico. (more…)


Ricordo di un compagno di viaggio

di Franco Cardini

Un anno fa, ci lasciava Giulietto Chiesa. Molti lo ricordano ancora, riduttivamente, come un animatore di “Radio Kabul” al tempo dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan. A quel tempo, non ero sulla sua lunghezza d’onda: ma lo stimavo molto in quanto, come studente a Mosca nel lontano 1970 e modestissimo praticante di quella lingua russa che tuttavia continuo ad adorare, apprezzavo la sua perfetta padronanza di quell’idioma e il suo fedele ma criticamente lucido e sorvegliato amore per la realtà russo-sovietica.

Ad avvicinarci furono la crisi balcanica degli Anni Novanta e la prima guerra del Golfo. Reagimmo insieme, spontaneamente indignati, contro l’infame bombardamento di Belgrado e contro la politica irakena di Bush senior. Da allora la nostra amicizia non fece che approfondirsi, grazie anche ad alcuni amici comuni: primo fra tutti don Andrea Gallo. (more…)


Paris 1919. Pour l’Italie, une victoire mutilée

par Marco Valle

La visite controversée et discutable du président Mattarella en juillet dernier à Trieste, dont le point culminant a été l’hommage bizarre rendu aux quatre terroristes yougoslaves du TIGR – abattus en 1930 après une série d’attaques sanglantes contre des cibles civiles italiennes – et les commémorations plus ou moins heureuses de l’exploit de D’Annunzio à Fiume ont brièvement attiré l’attention sur les événements complexes de la frontière orientale de l’Italie.  Comme d’habitude, les médias nous ont abreuvés de récits superficiels, voire trompeurs, réduisant la question adriatique à des schémas parfois nostalgiques et rhétoriques ou, trop souvent, incroyablement culpabilisants. Résultat : la tragédie des terres d’Istrie et de Dalmatie au XXe siècle reste le champ de bataille de partisans opposés. Un jeu stérile de nostalgie de la patrie perdue et de négationnisme insupportable. (more…)


La vera vita di “Uccialì” dalla schiavitù alla leggenda

di Aurelio Musi

Da cristiano si chiamava Giovan Dionigi Galeni. Ma poi si convertì alla religione musulmana: e divenne Uccialì. È una storia ricca di avventure quella raccontata da Mirella Mafrici nel libro Uccialì. Dalla Croce alla Mezzaluna. Un grande ammiraglio ottomano nel Mediterraneo del Cinquecento (Rubbettino Editore, pp. 136, € 14,00). Siamo nel secolo che vede due grandi imperi, quello spagnolo e quello ottomano, in conflitto per l’egemonia del Mediterraneo: un mare al centro dell’economia-mondo, con gli stati europei alle prese con problemi di crescita. Giovan Dionigi nasce nel villaggio calabrese di Le Castella, vicino Capo Rizzuto. Nel 1536, durante un’incursione degli ottomani, viene catturato dai turchi insieme con la madre Pippa e il fratellino, trasportato dal Barbarossa a Costantinopoli e avviato alla schiavitù con altri cristiani. La vita a bordo delle galere turchesche e barbaresche è dura: incatenati a un banco di voga fino a venti ore di seguito, bastonati a sangue, ossessionati da fame e sete, molti non resistono e se ne vanno all’altro mondo. Ma il Galeni è forte, intelligente, intraprendente, conoscitore provetto della navigazione: fa tesoro di tutti i segreti della “guerra di corsa”. Dopo alcuni anni di dura schiavitù, una malattia cambia la sua esistenza. Jafar Pascià lo prende al suo servizio. Giovan Dionigi rinnega la sua religione, si converte all’Islam e sposa una delle figlie. Il suo nuovo nome sarà Uccialì. (more…)


Un vescovo ex partibus infidelium e il grande dis(ordine) mediterraneo

di Luciano Monzali

Il Mezzogiorno è non solo il cuore pulsante della civiltà italiana, il luogo da cui essa, crogiuolo dell’incontro e fusione fra greci, popoli italici, etruschi, romani e genti germaniche, ha le sue origini più antiche, ma anche la roccaforte del cattolicesimo della Penisola. Qui la religiosità, segnata anche da localismi e neopaganesimo, è ancora un fatto vivo e sentito nella maggioranza della popolazione ed è presente nella vita sociale. È un cattolicesimo certo meno politically correct e alquanto diverso da quello degli spot televisivi della Santa Sede e dalla CEI, ma comunque vero e autentico, che riflette i valori profondi dell’Italia contemporanea: un cattolicesimo conservatore, tradizionalista, chiuso, ostile al mutamento e materialista, ma anche pieno di amore e sentimento, fede e legame profondo con l’identità italiana. In ogni caso il cattolicesimo meridionale, nelle sue contraddizioni, che sono poi quelle della società italiana nel suo insieme, è ricco di energie intellettuali e morali ed è capace di continuare a produrre ed esprimere figure e personalità forti e marcanti, spesso sul momento voci nel deserto o controcorrente, ma che poi si rivelano fondamentali per il rinnovamento della Chiesa e dell’Italia stessa. Uno dei leader cattolici più forti e carismatici degli ultimi decenni, dotato di un’energia mistica e brutale, che si è consumata in una vita troppo breve ma che ha lasciato una vivida traccia nel nostro tessuto sociale e culturale, è stato sicuramente Tonino Bello, vescovo di Molfetta, Terlizzi, Giovinazzo e Ruvo di Puglia e figura di spicco del pacifismo cattolico italiano e internazionale. (more…)


Salsedine, pece, cordame, spezie eran gli odori dell’Italia marinara

Pirati, pesca e battaglie: vita quotidiana nel Mediterraneo medievale


di Egidio Ivetic

Che l’Italia sia il centro del Mediterraneo è logico e scontato. Non tanto scontato è invece il rapporto che l’Italia, nella sua storia, ha avuto con il mare che la circonda. Un mare spesso assente nella letteratura, se non come orizzonte comprimario, un mare che non ha bagnato abbastanza gli studi storici che hanno preferito rappresentare, dai manuali alle grandi sintesi, un’Italia decisamente continentale, un promontorio d’Europa piuttosto terragno, poco marinaro. Eppure il medioevo mediterraneo è stato segnato dalle famose quattro repubbliche marinare, secondo la fortunata formula risorgimentale buona per radunare le vicende simili ma diverse di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia. Un dominio marittimo che  si era conservato fino al Settecento. Poi il rapido decadimento, con la scomparsa delle repubbliche di Venezia e Genova nel 1797 ad opera di Napoleone. Solo con l’Italia unita si torna al mare come dimensione vitale. Un percorso difficile, si pensi alla sconfitta di Lissa (1866), e velleitario, anche troppo, si pensi al Mare Nostrum fascista. Come conseguenza, la Repubblica ha sviluppato un atteggiamento di distacco dal Mediterraneo, ridotto, nell’immaginario, ad essere lo sfondo delle vacanze, la stessa spiaggia, lo stesso mare, anche quando si va in barca. (more…)


Egidio Ivetic, condirettore di “Nuova Rivista Storica” è il nuovo direttore dell’Istituto per la Storia della Società e dello Stato Veneziano della Fondazione Giorgio Cini

La Fondazione Giorgio Cini ha designato quale nuovo direttore dell’Istituto per la Storia della Società e dello Stato Veneziano, il professore Egidio Ivetic, associato di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Padova, i cui principali ambiti di studio e di ricerca sono la storia di Venezia, la storia del Mediterraneo e la storia dei Balcani. Ivetic subentra alla direzione del professor Gino Benzoni, incarico che ha ricoperto dal 1999. (more…)