Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

Galasso e il laboratorio della storia

Nel nuovo saggio la metodologia italiana in rapporto organico con politica, società e mondo globale


di Corrado Ocone

Bisogna forse partire dalle ultime pagine per capire tutta l’importanza, e il senso, di quest’ultimo, preziosissimo lavoro, di Giuseppe Galasso: Storia della storiografia italiana. Un profilo (Laterza, pagine 224, € 20,00). È in esse, infatti, quelle dedicate all’oggi, e alle prospettive future della storiografia, che, con rapidi ma incisivi tratti, l’autore evidenzia, da par suo, il problema che più dovrebbe starci a cuore, a tutti e non solo agli storici di professione. Anche se la storiografia nazionale ha fatto progressi rilevanti in ogni campo, aprendosi anche a nuove tematiche e a nuove metodologie, come il libro documenta, non è dubbio che oggi viviamo un periodo di crisi radicale: «non tanto dello storicismo, che aveva da tempo primeggiato nel pensiero europeo, quanto del concetto di storia e della categoria stessa della storicità nella teoria e nella prassi di quel pensiero». (continua…)


Il cuore antico dell’estrema destra francese

di Lucia Bonfreschi

Marco Gervasoni è uno studioso che si occupa da decenni di storia politica francese e ci ha abituato a volumi importanti come la biografia intellettuale di George Sorel (Unicopli, 1997) e quella politica di François Mitterrand (Einaudi, 2007). Il suo nuovo libro, La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla Rivoluzione a Marine Le Pen (Venezia, Marsilio, 2017) colma una lacuna importante nella storiografia italiana, spesso disattenta verso questa formazione. Il volume, oltre a risultare assai godibile alla lettura, è il frutto di alcune scelte contenutistiche e metodologiche che presentano diversi meriti per il lettore. (continua…)


Giuseppe Galasso, Storia della storiografia italiana. Un profilo

di Aurelio Musi

La storiografia italiana ha partecipato alle stagioni dell’”imperialismo della storia” e oggi, come in altre parti del mondo, vive la sua crisi. Il primato storiografico italiano nell’Europa del Rinascimento non è stato solo di ordine tecnico, per così dire. Alle innovazioni nei metodi e negli strumenti della ricerca si è accompagnata l’invenzione di grandi idee storiografiche come quella di Medioevo e di Moderno. Poi il laboratorio di innovazioni e riflessioni è approdato a Muratori e Vico: e l’autore della Scienza Nuova è stata la stella più brillante della profondità teoretica della storiografia italiana. Dalla nuova stagione del pensiero politico nel Settecento alla storiografia della prima metà del Novecento la cultura italiana ha svolto un ruolo di primo piano nella costruzione europea dell’”imperialismo della storia”. Tra Ottocento e Novecento, grazie a personalità come Carlo Cattaneo, Antonio Labriola, Giovanni Gentile, Benedetto Croce e Antonio Gramsci, la ricerca ha sempre affondato le sue radici in una filosofia della storia, costruita non come un metafisico fondamento “ex ante”, ma come un pensiero, una linea direttrice di riflessione “ex post”. (continua…)


Attlee vs. Churchill. Una vittoria elettorale imprevedibile

di Osvaldo Baldacci

Intervista a Eugenio Di Rienzo

Se c’è stata un’elezione dall’esito clamoroso e imprevedibile fu quella in cui, poche settimane dopo la vittoriosa conclusione della Seconda Guerra Mondiale in Europa (il conflitto con il Giappone era ancora in corso), Winston Churchill fu bocciato dagli elettori britannici che gli preferirono il laburista Clement Attlee. La notizia fece scalpore in tutto il mondo. Eppure nel maggio del 1945 Churchill godeva di un consenso record dell’83 per cento. Agli osservatori più attenti non sarà sfuggito però che qualche segno premonitore c’era. Nonostante Churchill, infatti, i conservatori come partito avevano nei sondaggi dieci punti percentuali in meno dei laburisti (una proiezione rispettata visto che il 5 luglio il partito di Attlee si affermò con il 47 per cento dei voti contro il 36,2 degli avversari). (continua…)


In difesa di Luigi Cadorna

di Eugenio Di Rienzo

Nel bel paese, patria del diritto, neanche le prime piogge arrestano la smania giustizialista dei suoi abitanti. Tranquilli, però! In questo tiepido autunno, a essere chiamati a render conto delle loro colpe non sono politici, cardinali, industriali, grandi finanzieri ma imputati eccellenti che appartengono al nostro passato. In occasione dell’anniversario centenario di Caporetto, i rigori della giustizia retrospettiva si sono diretti contro Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito italiano nella prima guerra mondiale, sostituito da Armando Diaz dopo la disfatta di Caporetto, e incolpato di essere stato un “generale macellaio” che mandò inutilmente al massacro le sue truppe destinate a essere trucidate dalle nuove armi di distruzione di massa. (continua…)


Per il Consiglio Nazionale Universitario la storia non esiste

di Aurelio Musi

Tira una brutta aria per la storia nel nostro paese. Molto converge a determinare questo clima. Indicherò qui, assai schematicamente, tre fattori. In primo luogo per il senso comune la conoscenza storica è diventata marginale, per non dire addirittura inutile. In secondo luogo la storia negli ultimi anni sta perdendo progressivamente peso nei programmi scolastici. In terzo luogo tutte le discipline che hanno a che fare con la dimensione della storicità e i loro relativi insegnamenti stanno fortemente riducendosi nell’insegnamento universitario. (continua…)


Exit Rosario Villari

Un ricordo di Duccio Trombadori

Apprendo con dolore della scomparsa di Rosario Villari, caro amico e compagno di mio padre Antonello, eminente storico, intellettuale del socialismo e del movimento operaio italiano, che fu dirigente del PCI nelle rivolte contadine calabresi degli anni Cinquanta, convinto sostenitore della ‘autonomia’ del comunismo italiano dal sistema sovietico e attivo interprete della corrente ‘migliorista’ del PCI. Rosario aveva 93 anni. La morte lo ha colto nella sua casa di campagna a Cetona, dove si era ritirato e che tanto amava. (continua…)


Napoleone il piccolo? Napoleone il grande? Un riesame del colpo di Stato del 2 dicembre 1851

di Lorenzo Terzi

Il 14 febbraio 1848 – ricorda Cesare Spellanzon – la Seconda Repubblica francese nacque fra il tumulto della rivoluzione parigina. Essa, il 2 dicembre 1851, fu spenta “dopo lunga simulazione, e con atti di trista violenza” dal suo primo presidente: Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro imperatore Napoleone III, figlio di Luigi re d’Olanda e della regina Ortensia Beauharnais, nipote dell’imperatore Napoleone I. Luigi Napoleone era già apparso sulla scena politica francese allorché, nel 1836 e nel 1840, si era avventurato in due tentativi, alquanto velleitari, diretti ad abbattere il trono di Luigi Filippo d’Orléans. Arrestato per la prima volta e perdonato, visse per qualche tempo in America. In seguito al fallimento del secondo conato insurrezionale, però, fu tradotto in carcere nella fortezza di Ham. Durante il periodo di cattività si dedicò a costruirsi una fama di riformatore socialista: al 1844 risale infatti la pubblicazione del trattatello L’estinzione della povertà, in cui l’auspicato riscatto delle classi lavoratrici era basato sul programma “associazione, educazione, disciplina”. (continua…)


L’Europa e la “Questione Napoletana” in un libro di Eugenio Di Rienzo

Quando, il 17 marzo del 1861, nacque ufficialmente il Regno d’Italia, l’ormai ex re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone, si trovava già da qualche settimana a Roma, ospite di papa Pio IX. Pur rattristato dalla piega degli eventi, non aveva rinunciato a battersi per cercare di rientrare in possesso di quel trono che gli era stato sottratto da un’audace operazione di pirateria. Per questo si era portato dietro un pugno di fedelissimi che, di fatto, costituirono il suo governo in esilio. Governo che subito si trovò diviso su come affrontare la “riconquista”: attraverso una incisiva azione diplomatica a livello europeo oppure servendosi della guerriglia brigantesca nelle provincie dell’ex Regno? Pietro Calà Ulloa (1801-1879), l’elemento di spicco di quel consesso, propendeva decisamente per la prima soluzione. Altri, invece, erano per intensificare la lotta armata contro il piemontese invasore. E le due linee di pensiero e di azione, almeno fino al 1864-65, marciarono parallele, anche se non produssero risultati di rilievo. (continua…)


La Catalogna come problema storiografico e la complicata via spagnola alla modernità

di Dino Messina

Intervista allo storico Aurelio Musi, membro della spagnola Real Academia de la Historia, per capire la crisi legata al tentativo di secessione: «Alle origini delle divisioni, l’imposizione fiscale del 1640. Oggi, a fronte dall’errore dei ceti catalani che non vogliono più partecipare alla distribuzione fiscale in favore delle regioni più povere, sbaglia anche Madrid, che non sa applicare il modello di compromesso centro-periferia». (continua…)