Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

L’idea di partito nell’Italia liberale

di Eugenio Di Rienzo

Per la cura di Gerardo Nicolosi e Andreas Iacarella, la casa editrice romana, Tab Edizioni, pubblica un volume sull’idea di partito nella cultura politica liberale (L’idea di partito nella cultura politica liberale. Dai moderati italiani a Vittorio Emanuele Orlando), di cui è autore Fabio Grassi Orsini, ex diplomatico, storico, studioso del liberalismo italiano scomparso nel 2018. Si tratta di scritti collocabili tra i primi anni Novanta, quando Grassi Orsini fu chiamato come professore ordinario presso l’Università di Siena, e il 2000, prodotti ad uso degli studenti del corso di Storia deimovimenti e dei partiti politici, poi raccolti dai suoi collaboratori sotto la direzione del suo autore, ma mai pubblicati perché ritenuti parte di un lavoro più ampio che non giunse mai a compimento. Vale la pena ricordare che il corso di Storia dei movimenti e dei partiti politici, istituito a Siena nel 1962-63, ha una nobilissima tradizione, se si pensa che a volerlo fu Mario Delle Piane e che vide succedersi sulla sua cattedra, oltre allo stesso Delle Piane, valenti studiosi tra i quali Roberto Vivarelli, agli inizi della sua carriera accademica. (more…)


Recensione a: Il brigantaggio post-unitario come problema storiografico

di Giuseppe Ferraro

Sono vari i saggi e i contributi che Eugenio Di Rienzo ha offerto al dibattito storiografico e pubblico su questioni relative al Risorgimento e al processo di unificazione italiano. In tutti questi lavori Di Rienzo è riuscito a coniugare lo sguardo interno con quello più esterno, internazionale, su cosa avveniva nell’Italia unita. A questi ora si aggiunge il recente volume Il brigantaggio post-unitario come problema storiografico, in appendice del quale è stata pubblicata l’Analisi politica del brigantaggio attuale nell’Italia meridionale di Tommaso Cava de Gueva del 1865. Esponente di primo piano della resistenza borbonica sul Volturno, Tommaso Cava, a seguito della sconfitta era entrato nelle fila dell’esercito italiano per poi uscirne per protesta verso le «sopraffazioni inflitte dal governo di Torino al popolo napoletano» (p. 8). (more…)


Un altro colpo inferto alla storiografia neo-borbonica

di Guglielmo Salotti

Tutto si può dire dei sostenitori a oltranza delle posizioni neoborboniche, ma non certo che alle loro tesi arrida troppa fortuna. Si prenda, fra gli ultimi esempi al riguardo, il saggio di Eugenio Di Rienzo uscito nel novembre 2020, che presentava anche, in appendice, il testo di un opuscolo del 1865 («Analisi politica del brigantaggio attuale nell’Italia meridionale») steso da un ex ufficiale borbonico, Tommaso Cava de Gueva, riscoperto, a distanza di poco più di un secolo, nel 1968, da Leonardo Sciascia. Sembravano esistere tutte le più rosee premesse perché il testo di Di Rienzo e quello riprodotto in appendice potessero portare acqua alla in realtà piuttosto asfittica propaganda neoborbonica, troppo spesso dimentica del fatto che il migliore approccio storiografico al tema sia venuto proprio da studiosi meridionali, da Giustino Fortunato a Croce, Volpe, Romeo, Galasso. (more…)


Napoleone III il Grande, la Francia, l’Italia e la nuova Europa

di Emilio Gin

La Biblioteca della «Nuova Rivista Storica», diretta da Eugenio Di Rienzo, edita dalla Società Editrice Dante Alighieri, pubblica gli atti del Convegno, “Napoleone III e il Secondo Impero. L’unificazione italiana e la politica europea”, curati da Giuseppe Astuto e Elena Gaetana Faraci, svoltosi nelle giornate del 9 e del 10 dicembre 2020 presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Catania, ora acquistabile on line. All’iniziativa, promossa dalla cattedra di Storia delle istituzioni politiche in collaborazione con le Università francesi (Université Paris-Est Créteil, Université de Rouen) e con l’Università Statale di Arte e Cultura di Mosca, hanno partecipato autorevoli studiosi italiani e stranieri. (more…)


Quando il Medioevo italiano inventò il mercato nazionale

di Eugenio Di Rienzo

Frutto di sedici anni di lavoro e basato sull’esame di un centinaio di migliaia di documenti almeno, conservati oggi in una settantina di fondi custoditi presso una ventina di archivi diversi, il volume di Bruno Figliuolo, Alle origini del mercato nazionale. Strutture economiche e spazi commerciali nell’Italia medievale (Udine, Forum, 2020), è una ricerca informata, solida, meditata, soprattutto originale, che forse ha all’origine un’intuizione di Gioacchino Volpe nel libro del 1902 dedicato al Comune pisano, poi, però, lasciata cadere dal padre indiscusso della medievistica italiana.

Il lungo saggio di Figliuolo si divide in due parti ben definite: una prima di impronta interpretativa, costituita da tre densissimi capitoli, e una seconda di casi di studio che abbracciano tutta la penisola, da sud a nord e da est a ovest, articolata in otto capitoli che esaminano minutamente il formarsi, nei secoli del Medioevo, della struttura economica di sette diverse città (Messina, cui sono dedicati due saggi, Pisa, Mantova, Cividale del Friuli, Ravenna, Rimini e Pesaro). (more…)


Recensori con la bava alla bocca

di Dino Cofrancesco

Ci sono recensori armati di scimitarra e altri che prediligono il fioretto. Appartengo alla prima categoria e non me ne vergogno. E tuttavia un conto è la stroncatura (di cui già nel primo Novecento si lamentava la scomparsa), un conto ben diverso è l’attacco personale, l’insulto con la penna intinta nel fiele.

È la penosa impressione fatta – non solo a me ma a tanti colleghi universitari storici e filosofi che mi hanno scritto – dalla replica di Emilio Gentile a Gianfranco Pasquino nel lungo articolo Non soprassediamo sul totalitarismo («Il Sole 24 Ore», 4 luglio 2021), Lo scienziato politico, nel suo ultimo libro, La libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana (Utet, 2021) aveva scritto: «Per i regimi non democratici esistono due generi: autoritarismo e totalitarismo. Con buona pace di Emilio Gentile che imperterrito combatte la sua personale battaglia di lungo corso e contro molti a favore della interpretazione ‘totalitaria’ – il fascismo appartiene al genere autoritarismo e non a quello totalitarismo». Apriti cielo! Dissentire da Gentile su questo punto, stare dalla parte di Hannah Arendt e non da quella dello storico di Bojano (paese peraltro benemerito per le sue mozzarelle) significa peccare contro le scienze storiche. (more…)


“Yalta. I tre Grandi e la costruzione di un nuovo sistema internazionale” di Luca Riccardi

Prof. Luca Riccardi, Lei è autore del libro Yalta. I tre Grandi e la costruzione di un nuovo sistema internazionale edito da Rubbettino: quale importanza riveste, per la storia del XX secolo, la Conferenza di Yalta?

Un’importanza capitale. A Yalta i tre leader delle grandi potenze delle Nazioni Unite si confrontarono in maniera decisiva sul futuro del mondo postbellico. Si delineava, dunque, la possibilità concreta di trasformare la coalizione che stava vincendo la guerra contro l’Asse nel “gruppo dirigente” dei governi che si sarebbero presi la responsabilità di guidare le altre nazioni in una stagione che avrebbe dovuto garantire almeno «cinquant’anni di pace». Questo era l’obiettivo dichiarato dei partecipanti: creare un nuovo assetto generale che avrebbe dovuto impedire, perlomeno per due generazioni, lo scoppio di nuovi distruttivi conflitti. I tre capi erano uomini ormai anziani. Già durante la prima guerra mondiale avevano avuto una parte più o meno importante nei governi dei loro Paesi. Nella loro esperienza esistenziale, come nella storia delle loro nazioni, era ben presente l’incertezza –come anche la violenza, la depressione economica, la crisi internazionale della democrazia- che aveva dominato il periodo gli anni Venti e Trenta. (more…)


La Conferenza di Yalta, quando l’Europa non si spaccò in due

di Eugenio Di Rienzo

Già da tempo l’immagine della conferenza di Yalta come luogo della spartizione concordata dell’Europa –e dunque del mondo- tra i grandi vincitori della seconda guerra mondiale era alquanto deteriorata. Il libro di Luca Riccardi, Yalta. I tre Grandi e la costruzione di un nuovo sistema internazionale (Rubbettino 2021), sembra confermare l’affermazione di un più realistico modo di guardare a questo grande evento della politica internazionale del XX secolo. I bei palazzi principeschi della penisola sul Mar Nero non furono testimoni di un sordido affaire politico tra Grandi potenze prepotenti che avrebbe influenzato la vita e la libertà di centinaia di milioni nei quarant’anni successivi. Ma furono il luogo di un appassionante negoziato diplomatico dove si confrontarono visioni del mondo diverse che, soprattutto per iniziativa di Roosevelt, si volevano riunificate in un’unica volontà di governo pacifico del mondo postbellico: «cinquant’anni di pace». La questione su cui si appuntano le critiche dei detrattori della politica del presidente americano è quella delle sfere d’influenza. Primo fra tutti Charles de Gaulle, presidente del Governo Provvisorio della rinata Repubblica Francese, che riteneva di dover essere inserito nel ristretto club di coloro che avevano versato fiumi di sangue e di denaro per sconfiggere Hitler e i suoi alleati. E che, rifiutato, cominciò a spandere la leggenda nera di una spartizione mai avvenuta. (more…)


Il Mediterraneo non bagna l’Italia

La rivista «Nazione Futura», edita dalla Casa editrice Giubilei Regnai e dall’omonimo movimento di idee ha pubblicato un numero monografico dedicato a «L’Italia nel Grande Gioco del Mediterraneo». Qui pubblichiamo la premessa di Eugenio Di Rienzo all’inserto storiografico, che apre il fascicolo, al quale hanno collaborato, insieme a Di Rienzo, altri studiosi di chiara fama: Paolo L. Bernardini, Emilio Gin, Egidio Ivetic, Luciano Monzali, Paolo Soave, Marco Valle.

di Eugenio Di Rienzo

Con questa provocatoria introduzione, che richiama il titolo di un famoso romanzo di Anna Maria Ortese (Il mare non bagna Napoli), si vuole dare il senso a una raccolta d’interventi intesa a mettere il dito sulla piaga del forse più grave errore, politico e culturale, che affligge l’Italia del Terzo Millennio, illuminando il rischio imminente che questo errore la faccia regredire al rango di “Italietta”. (more…)


La Chiesa, la pedofilia e la cultura del segreto

di Matteo Loconsole

Sebbene non ispirato da eccessi laicisti, il volume di Francesco Benigno e Vincenzo Lavenia (Peccato o crimine. La Chiesa di fronte alla pedofilia, Laterza Editore) si propone di ricostruire, senza mai cedere al vizio del sensazionalismo, «uno scandalo urticante e persistente, vissuto come un’offesa al senso morale comune»: lo scandalo, cioè, della presenza della pedofilia nella Chiesa cattolica e nelle istituzioni educative, quali i seminari, a essa annesse.

Passando in rassegna una copiosa mole documentaria, che si avvale di fonti archivistiche, giornalistiche, produzione letteraria e scientifica, gli autori riescono a porre il lettore al cospetto di una realtà così torbida da indurre talvolta lo studioso stesso a voler rovesciare la foucaultiana “volontà di sapere” in volontà di non sapere.

Interrogandosi su quale debba essere anzitutto lo statuto semantico della pedofilia, e cioè se essa debba intendersi quale peccato o crimine, il libro illustra con dovizia di particolari come, in un intervallo cronologico nel quale sono contemplate le tappe fondamentali della storia medievale, moderna e contemporanea, si sia evoluta l’idea di peccato per poi trasformarsi in idea di reato. (more…)