Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Archive for the ‘Galleria’ Category

Saint-Amand come via Rasella. La lezione di Tzvetan Todorov sulla guerra civile

di Eugenio Di Rienzo

Un famoso intellettuale azionista, come Franco Venturi, sosteneva che «l’unica guerra che può valere la pena di essere combattuta è la guerra civile» perché in quel conflitto all’egoistica ragion di Stato si sostituisce la scelta etica di combattenti determinati a difendere le proprie idee.  A mio avviso, invece, la guerra civile è la più ingiusta di tutte le guerre, dato che essa, di là delle motivazioni giuste o sbagliate delle parti, finisce sempre per tramutarsi in una «guerra contro i civili» nella quale si estinguono tutte le norme del diritto e persino i più elementari sentimenti di umanità. (continua…)


Intellettuali, «utili idioti» e «nemici del popolo». Le mani del Comintern sul Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura del giugno 1935

di Eugenio Di Rienzo

Dal 21 al 25 giugno del 1935, si svolgeva, a Parigi, il «Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura» convocato per edificare una diga contro la barbarie nazista e fascista, che registrava la partecipazione attiva di numerosi intellettuali europei delle più varie tendenze politiche. L’evento, che oggi è possibile ricostruire nel dettaglio grazie al volume curato da Sandra Teroni e Wolfang Klein (Pour la défense de la culture. Les textes du Congrès international des écrivains, Paris, 1935, Presses Universitaires de Dijon), fu gestito dagli organizzatori in modo da trasformare la mobilitazione intellettuale contro le dittature di Hitler e Mussolini in una acritica apologia dell’ideologia marxista e del ruolo egemonico dell’Urss nella lotta contro i fascismi europei. (continua…)


La Tiara contro il Turbante. Le Crociate del Papa in Ungheria

di Francesco Vitali

Nell’Europa dilaniata da conflitti religionis causa e segnata dal prevalere del “particulare” dei suoi Stati, il pontefice Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini, figlio del noto esule antimediceo Salvestro, diede grande impulso alle istanze crociate nel corso del suo lungo pontificato (1592-1605). Secondo quanto Giampiero Brunelli sottolinea nel suo recente volume, (La santa impresa. Le crociate del Papa in Ungheria, 1595-1601), Salerno editrice), papa Aldobrandini si avvalse delle istanze crociate per opporsi all’Impero ottomano,  giunto ad espandersi nel cuore dell’Europa danubiana. La Sublime Porta aveva esteso il proprio dominio sul quaranta per cento delle terre ungheresi, rendendo suoi tributari Moldavia, Valacchia e Transilvania. Gli stessi Asburgo – da Ferdinando a Rodolfo II – avevano barattato l’ottenimento di periodi di tregua, l’ultima volta nel 1590, con il versamento di un cospicuo donativo agli ottomani. Tuttavia, la linea di “buon vicinato”, perseguita da Rodolfo II, fu messa in crisi dalla conclusione della guerra tra la Persia Safavide e la Sublime Porta (1578-1590). (continua…)


Sullo stato della nostra storiografia. Eugenio Di Rienzo risponde a Nicola Labanca

Caro Dino Messina,

vorrei ringraziare il Prof. Nicola Labanca dei chiarimenti offerti sulla pubblicazione del maldestro (sto usando un eufemismo) articolo di  Christoph Dipper che lei ha doverosamente pubblicati  (Nicola Labanca, direttore di “Italia contemporanea”, interviene sul caso Dipper e risponde ai suoi critici).

Concordo con lui che il sole di luglio e anche quello di primo agosto può giocare brutti scherzi. E solo al fattore climatico addebito la sua frase secondo la quale il consenso dato dal comitato di direzione di “Nuova Rivista Storica” agli interventi apparsi sul suo blog sia “un segnale di un nuovo clima – non solo storiografico bensì culturale e politico – che vorrebbe radicarsi nel nostro Paese”. In attesa che un tempo più clemente permetta al Prof. Nicola Labanca di ritornare su quanto detto, ricordo a lui e soprattutto ai suoi lettori, caro Messina, che nella sua storia ultracentenaria mai “Nuova Rivista Storica”, a differenza forse di altri periodici di categoria, ha orientato i suoi interventi sul quadrante della situazione politica italiana in cerca di consensi e favori.

Molto cordialmente

Eugenio Di Rienzo (continua…)


Un riuscito esperimento di “Public History”. Il Museo Internazionale delle Guerre Mondiali di Rocchetta a Volturno

di Matteo Luigi Napolitano

Una manzoniana catena ininterrotta di monti. Quelli dell’ultima guerra mondiale, testimoni di una tragedia nazionale ma anche della rinascita. Da questi monti, dai 967 metri del Monte della Rocchetta agli oltre milleottocento del Monte Marrone iniziò la riscossa italiana contro l’occupante nazista, lungo la via Casilina, ma pagando il duro prezzo dell’insensato bombardamento di Monte Cassino.

Sono i monti delle Mainarde, le “Dolomiti del Molise”, polo strategico delle Linee Barbara, Victor e Bernard, e della più nota e importante Linea Gustav, tutte ideate dai tedeschi per bloccare l’avanzata degli Alleati.

A questi luoghi è legata una data: 31 marzo 1944. (continua…)


Germania e Italia, scontro tra storici

di Pietrangelo Buttafuoco

Il tedesco Christof Dipper, uno storico, attacca la storiografia italiana accusandola di: a) «insegnamento accademico di norma pessimo»; b) familismi e clientelismi»; c) «occuparsi solo di storia locale»; d) avere in Renzo De Felice ed Emilio Gentile due «minimizzatori del fascismo»; e) non avere «istituzioni di ricerca degne di questo nome»; f) «non conoscere l’inglese».

È un articolo datato, autolesionisticamente pubblicato da Italia Contemporanea nel n.283 dell’aprile 2017 ma la recente intemerata di Paolo Luca Bernardini sul «Corriere» – una «replica dura, motivata, e senza mezzi termini» – lo riporta alla luce. Bernardini, da par suo, risponde puntuale e ci aggiunge una pennellata di malizia: «Agisce eterodiretto, per ribadire una superiorità culturale tedesca in un contesto di UE del tutto periclitante?». (continua…)


“Rapporti di buon vicinato”. Il Professor Christof Dipper e la storiografia italiana

di Matteo Luigi Napolitano

Ho letto con grande attenzione l’articolo del professor Paolo Luca Bernardini, intitolato “Modesta difesa della storiografia italiana”, in cui l’autore prende le distanze dal collega tedesco Christof Dipper e dai suoi indebiti attacchi alla storiografia contemporaneistica italiana. Anche se devo obbiettare a Bernardini che la ferma replica agli argomenti del docente germanico è stata rapida e circostanziata, proprio sulla rivista, “Italia contemporanea”, che ha ospitato il libello di Dipper.

Più utile è, però, soffermarsi, qui, su due questioni. Da dove scaturisce l’attacco di Dipper alla storiografia italiana? A cosa è finalizzato questo attacco? (continua…)


La democrazia distributiva. Welfare, debito pubblico e sistema dei partiti nell’Italia repubblicana

di Valentina Sommella

Loreto Di Nucci analizza nel saggio. Saggio sul sistema politico dell’Italia repubblicana (il Mulino), l’intera parabola dell’Italia repubblicana, ricostruendo attraverso un’accurata e acuta analisi l’eccezionalità del nostro Welfare State italiano rispetto ad altri modelli europei. La nuova democrazia italiana, nata sulle ceneri del fascismo su impulso e iniziativa dei partiti antifascisti che all’indomani dell’armistizio del settembre del ’43 si erano costituiti in «Comitato di Liberazione Nazionale», assunse fin dal principio una forte connotazione sociale con l’obiettivo di rispondere alle esigenze e all’«attesa della povera gente» che durante la Seconda guerra mondiale aveva perso tutto, dalla casa al lavoro. L’importante dato storico di più di 2 milioni di disoccupati – ai quali vanno aggiunti i sotto-occupati e i lavoratori stagionali – condizionò infatti i lavori della Commissione dei 75 e influenzò l’individuazione dei valori e dei principi sanciti dalla nostra Costituzione, in base alla quale, com’è noto, «l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Ma come e con quali risorse assicurare il diritto al lavoro e come conciliarne i costi con gli altri diritti sociali – il diritto alla salute, all’assistenza e all’istruzione – che pure vennero riconosciuti come prioritari dai membri della Costituente? (continua…)


L’Italia e la «Dollar Diplomacy» prima della Grande Guerra

di Luca Riccardi

Per molti decenni la storiografia italiana ha guardato alla storia delle relazioni tra Roma e Washington come se esse avessero preso vita soltanto con l’intervento deciso dal presidente Wilson nella Prima guerra mondiale. Negli anni precedenti, così appariva, il vero contenuto dei rapporti tra i due Stati sembrava essere stato prioritariamente di ordine sociale: l’accoglienza sul territorio americano di quei flussi migratori dall’Italia che avrebbero caratterizzato tutta la lunga stagione giolittiana. Dobbiamo essere grati a GianPaolo Ferraioli che con il suo denso volume (L’Italia e la «Dollar Diplomacy». Percezioni della politica estera americana durante la presidenza di William H. Taft, 1909-1913, Edizioni Scientifiche Italiane) ha svelato un’altra realtà: tra i due Paesi esistevano rapporti politici piuttosto consistenti. O quantomeno dai suoi studi si comprende come la diplomazia italiana –soprattutto in un periodo di tumultuoso sviluppo economico e di mutamento di prospettive politiche internazionali- cominciasse a maturare un interesse sempre più spiccato verso le attitudini del gigante d’oltreoceano. Per la nostra classe diplomatica la sede di Washington fu sempre meno una sede periferica, sebbene prestigiosa, e sempre più un punto di osservazione di una parte di mondo che stava crescendo imperiosamente. (continua…)


Modesta difesa della storiografia italiana (e dell’Italia tutta)

di Paolo Luca Bernardini

Uno storico tedesco, Christof Dipper (1943), lancia un attacco diretto, senza mezzi termini, e dalle pagine di una prestigiosa rivista, alla storiografia contemporaneistica italiana; il testo viene tradotto e pubblicato su “Italia Contemporanea” (aprile 2017, n. 283), qualche storico abbozza una difesa, viene aperta una discussione, ma una replica dura, motivata, e senza mezzi termini ancora manca.

Eccola qui. (continua…)