Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Elisabetta Farnese, la principessa italiana che governò la Spagna

di Aurelio Musi

Fu l’unica principessa italiana capace non solo di resistere all’autunno delle dinastie degli Stati regionali della penisola, avviate sul viale del tramonto, ma persino di assumere un ruolo di assoluto rilievo nella politica europea durante la prima metà del Settecento. Fu regina reggente di Spagna. Mise in discussione gli equilibri stabiliti dalla pace di Utrecht a conclusione della guerra di successione spagnola nel 1714. Riuscì a riprendersi nel 1734 dagli Asburgo d’Austria i Regni di Napoli e Sicilia, grazie ad una sapiente strategia di alleanze, e a collocarvi sul trono il figlio Carlo.

Il personaggio è accattivante, la sua regalità al femminile seduce ancor più per l’appartenenza ad una famiglia straniera, – per giunta di origini non paragonabili per prestigio e antichità a quelle di altre signorie italiana – che si trovò, per vincoli matrimoniali, a governare la Spagna.

A questa figura dedica ora un’ampia e organica biografia Giulio Sodano nel volume Elisabetta Farnese, edito da Salerno, pubblicato nella collana “Profili”, fondata da Luigi Firpo, quindi diretta da Giuseppe Galasso e ora da Andrea Giardina. Il principale pregio dell’opera consiste nella possibilità per il lettore di seguire sia il profilo pubblico, politico, diplomatico e di governo della Farnese, il suo network di potere, sia il profilo privato, la dimensione psicologica del personaggio, i rapporti familiari e col marito, il re di Spagna Filippo V. Certo non è sempre agevole per il lettore non addetto ai lavori addentrarsi nel labirinto dei rapporti diplomatici, delle relazioni continuamente cangianti tra le potenze, delle parentele principesche e regali,  fatti militari, politici e diplomatici, stabilire un ponte tra micro e macro eventi, coglierne i nessi e gli effetti. Ma il ritratto di Elisabetta, offerto da Sodano, è convincente soprattutto perché fondato su una mole documentaria e bibliografica che l’autore scandaglia con destrezza e intelligenza. Egli ricostruisce la formazione della Farnese, il “matrimonio destabilizzante” nel 1714 con Filippo V, rimasto vedovo di Maria Luigia di Savoia, la condotta di una regina che governa la transizione della Spagna attraverso un “brain trust” di italiani al potere, dominato da Giulio Alberoni, gli indirizzi riformatori e la politica internazionale tesa a recuperare le posizioni spagnole nel Mediterraneo.

La parte più interessante e meglio riuscita dell’opera è quella dedicata alla ricostruzione della tradizione storiografica, della controversa ritrattistica e mitografia della Farnese: per alcuni, soprattutto di parte francese, furba, intrigante, di mediocre intelligenza, creatori della leggenda nera della dominatrice del marito, che odia a morte i Savoia, disposta a mettere a repentaglio la pace europea pur di assicurare un trono al figlio appena nato; per altri testimoni, colta, intelligente, poliglotta, ambiziosa, ma buona conoscitrice della politica.

Sodano analizza il ritratto ambivalente di Saint-Simon, che guarda con simpatia quella “sprezzatura” esaltata nel primo Cinquecento dal Castiglione nel suo “Cortegiano”, come dote naturale di Elisabetta in alternativa alla “affettazione”, ma ne critica la dura esibizione del potere. Il memorialista sottolinea la complementarietà fra i due sovrani, l’intimità fra marito e moglie che, a differenza dei loro predecessori, dormono nello stesso letto.

Forse una più chiara schematizzazione delle diverse fasi della politica di Elisabetta Farnese, avrebbe potuto favorire l’orientamento del lettore profano. Cerchiamo allora di sintetizzare assai brevemente. “Regina di un re che non vuole essere re”, come acutamente scrive Sodano, Elisabetta è costretta, dopo gli insuccessi mediterranei di Alberoni, a ridisegnare la sua strategia internazionale e ad adattarla alle differenti congiunture: quindi, prima nel 1721 il patto franco-spagnolo, poi la rottura delle relazioni con la Francia e l’avvicinamento all’Austria, sempre per garantire un regno e una sposa per il figlio Carlo. È da sottoscrivere integralmente il giudizio sulla conquista di Napoli e Palermo nel 1734 che “non realizza esclusivamente un progetto dinastico, ma è l’unificazione tra la vecchia storia e quella nuova guidata dai Borbone”.

Regina di fatto dal 1729 al 1733, Elisabetta deve poi affrontare la morte di Filippo V nel 1746, la pace di Aquisgrana nel 1748, sfavorevole alla Spagna, il breve regno del successore di Filippo, Ferdinando VI, la condizione di “triste esule”. È in questi anni che, secondo Sodano, si riscontra nella storia della Farnese quel fenomeno di “femminilizzazione della politica” che caratterizza buona parte del XVIII secolo. Le critiche condizioni psicofisiche di Ferdinando, privo di eredi, si rivelano propizie per la regina che prepara la successione del figlio Carlo al trono di Spagna. La morte di Ferdinando nel 1759 crea le condizioni per il passaggio della corona di Spagna a Carlo, III del suo nome.

La biografia di Sodano rende giustizia storico-critica ad Elisabetta e ferma l’oscillazione del pendolo tra leggenda nera ed esaltazione mitica del personaggio, collocando la Farnese nella cruciale fase di transizione verso un nuovo assetto dell’Europa.

(Pubblicato il 18 ottobre 2021 © «Corriere della Sera» – La nostra storia)

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