Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

A proposito di storia mondiale dell’Italia

di Aurelio Musi

Ha proprio ragione Egidio Ivetic quando, nel suo intervento su questo blog, sottolinea il bisogno di conoscenza della nostra storia anche per i “nuovi italiani”. Di sicuro non viene incontro a questo bisogno la “nouvelle vague” della storia mondiale dell’Italia, una sorta di feticcio, di concessione alla moda del momento, una risposta in larga misura sbagliata ai processi di globalizzazione in atto.

E’ superfluo ricordare che la storia è stata ed è sempre interconnessa; che il sistema delle connessioni rappresenta un segno forte della modernità almeno dai tempi della prima globalizzazione e della prima divisione del mondo, effetti delle scoperte geografiche tra fine Quattrocento e primo Cinquecento; che la categoria di “economia-mondo” è da decenni largamente usata dagli storici.

E’ necessario spiegare i motivi per cui la recente “Storia mondiale dell’Italia”, coordinata da Andrea Giardina ed edita da Laterza, rappresenti un prodotto sbagliato sia nei contenuti sia nelle prospettive che propone. Il modello di riferimento è costituito da un’opera analoga scritta per la Francia alcuni anni fa: sull’onda del suo successo, si è immaginato di replicarlo anche nel nostro paese.

Lampedusa col dramma dei migranti diventa il paradigma della storia mondiale dell’Italia. Nel piano complessivo dell’opera le continuità sono importanti, come sostiene il curatore, ma le “costanti” si identificano non con processi reali bensì con “punti di vista”. E la storia mondiale dell’Italia, “reame dell’asincronia”, come scrive Giardina nell’introduzione, si riflette così nell’instabilità di chi guarda. Nella bibliografia prevalgono testi sull’identità italiana: e il “carattere degli italiani” diventa il protagonista di un libro che presenta una miriade di episodi e frammenti storici dall’antichità ad oggi. Obiettivo principale dell’opera, non sempre riconoscibile nei differenti contributi, è quello di studiare “le identità inventate, costruite e protette” (Giardina) tra passato e presente. Lo sforzo compiuto dal curatore e dagli autori dei brevi contributi è notevole, ma la linea unitaria e l’interpretazione complessiva della storia italiana sfuggono al lettore al di là della visione bipolare delle due entità universali che avrebbero mediato il rapporto fra l’Italia e il mondo: l’impero romano nel passato, la Chiesa cattolica nel presente.

La contraddizione di fondo del volume, che, peraltro, è di difficile e fuorviante fruizione didattica, è tra il riferimento costante al modello francese delle Annales, la polemica nei confronti dell’histoire événementielle e il ricorso all’unico parametro unitario dell’intera opera, la scelta arbitraria, solo presuntamente simbolica, di alcune date dall’antichità ad oggi.
Ad altri paesi e regioni sono state dedicate storie mondiali. Sono state di seguito pubblicate una “Historia mundial de España” (ed. Destino), una “Historia mundial de Catalunya” (Ediciones 62), persino una “Storia mondiale della Sicilia”, diretta da Giuseppe Barone ancora per Laterza.

Critiche feroci sono state rivolte alle prime due opere da parte dello storico Jordi Canal su “El Pais” del 17 maggio di quest’anno. A proposito della prima, Canal osserva in particolare: i secoli XVI e XVII sono “incomprensibilmente poco americani”; la periodizzazione dell’Ottocento non corrisponde a nessun criterio chiaro; alcuni capitoli non mostrano nessun rapporto con le linee generali espresse dal direttore dell’opera, ossia “una filosofia storiografica comparata, globale e transnazionale”. Forse il caso più eclatante di discordanza – osserva Canal – è quello dell’ultimo contributo sul 2017 e il processo indipendentista catalano”.

A proposito della “Historia mundial de Catalunya”, Canal sottolinea come ci si trovi di fronte “all’ennesimo risultato editoriale della visione nazional-nazionalista della storia di Catalogna”. E l’autore dell’articolo così conclude: “Il mondiale è qui una buona scusa per nascondere l’ispanico”.

Ma allora, in definitiva, che cos’è e a che serve la storia mondiale di un paese, uno Stato-nazione, una regione? Aspettiamo risposte convincenti.

(Pubblicato il 25 giugno 2019 © «Corriere della Sera» – La nostra storia)

Top page

 


Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Twitter
  • Wikio IT
Stampa articolo
Segnala ad un amico