Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Corriere della sera, storia di un quotidiano

di Dino Messina

Il fondatore Eugenio Torelli Viollier quando nella prima domenica di Quaresima del 1876 presentò la sua creatura ai lettori milanesi, avvertì subito che l’orientamento del giornale era conservatore e moderato, ma si affrettò ad aggiungere che il nuovo giornale non avrebbe sostenuto tesi preconcette. Non sempre a favore o contro il ministero al potere, ma giudicando caso per caso, tenendo una posizione equidistante. Il che non significa mancata assunzione di responsabilità, ma libertà di critica.

Leggendo il corposo e avvincente saggio di Pierluigi Allotti e Raffaele Liucci, Il ‘Corriere della sera’ – Biografia di un quotidiano, appena edito dal Mulino (pagine 505, euro 30), si arriva alla conclusione che sia questa difesa dell’autonomia il tratto distintivo del quotidiano di via Solferino, cui va aggiunta la costante attenzione al pubblico, ai suoi gusti e al suo diritto di formarsi un’opinione su dati onesti, su una rappresentazione non contraffatta della realtà. Certo, si obietterà, ma come la mettiamo con il ventennio fascista? O con i drammatici anni della P2, quando una proprietà sull’orlo del fallimento subiva i ricatti e le imposizioni di una lobby che mirava a restringere le libertà del Paese? La capacità dei due autori, che si sono divisi il lavoro a metà (Allotti, docente di storia del giornalismo alla Sapienza di Roma, è arrivato alla vigilia del 25 luglio 1943, Liucci, biografo con Sandro Gerbi di Montanelli, e poi autore di una bella monografia su Leo Longanesi, è arrivato sino al 1992, fine della direzione di Ugo Stille e passaggio di consegne a Paolo Mieli) è stata quella in un impegnativo e certosino lavoro nell’archivio storico del “Corriere” e attraverso la lettura delle numerose testimonianze, di saper distinguere e non appiattire la storia di un periodo a delle etichette. Se il “Corriere della sera” diretto da Aldo Borelli, dal settembre 1929 al luglio 1943, riuscì a mantenere il primato conquistato da Luigi Albertini, non fu certo per l’obbedienza a Mussolini o per alcune pagine vergognose (per esempio l’encomiastica recensione firmata da Guido Piovene al “Contra Iudeos” di Telesio Interlandi), o ridicole (la campagna contro l’uso del lei), ma per una buona fattura giornalistica. Così il “Corriere della sera” diretto da Franco Di Bella (1977-1981) non può essere seppellito interamente sotto l’etichetta della P2. Anche perché così facendo si ignorerebbero le voci dissonanti all’interno del grande corpo redazionale, che hanno permesso il rilancio dopo la parentesi buia.

L’attenzione ai gusti del lettore (Torelli Viollier diceva che il suo giornale doveva spaziare dal taglio dell’istmo di Panama al taglio del soprabito delle signore), ma anche la partecipazione attiva alla vita politica fu il segreto del successo di un giornale che seppe interpretare meglio di altri il cruciale passaggio della rivoluzione industriale di fine Ottocento e il formarsi di un’opinione pubblica moderna. Fu il ventisettenne Luigi Albertini a raccogliere l’eredità dell’ormai stanco Torelli Viollier, nelle cruciali giornate della rivolta milanese del 1898. A un direttore di destra, Domenico Oliva, che incitava alla repressione, il gerente Torelli con il giovane Albertini organizzava il gruppo di cronisti per offrire una cronaca minuziosa e veritiera delle drammatiche giornate. Nel 1900, a soli trent’anni, Albertini assumeva il bastone del comando, cominciando una corsa che avrebbe portato il “Corriere della sera” a primati insperati: nel 1899 nacque la “Domenica del Corriere”, nel 1900 il supplemento di cultura, “La lettura”, diretta da Giuseppe Giacosa. Il 16 agosto 1904 il “Corriere” si trasferì da via Pietro Verri 14 nella nuova e più ampia sede di via Solferino, edificio liberty progettato da Luca Beltrami e Luigi Repossi.

Così come Torelli era stato fortemente critico di Agostino Depretis, il padre della sinistra storica diventato presidente del consiglio pochi giorni dopo la nascita del “Corriere”, così Luigi Albertini fu un fiero avversario di Giovanni Giolitti. Il giornale svolse un ruolo molto attivo durante la guerra di Libia del 1911 (Gabriele D’Annunzio nel 1912 celebrò l’impresa sul “Corriere” con le “Canzoni delle gesta d’oltremare) e a favore dell’intervento nel conflitto che da subito venne definito ‘la Grande Guerra’. Pur battendosi contro la censura, Albertini godeva una posizione di vantaggio avendo un suo uomo a capo dell’ufficio stampa dello Stato Maggiore dell’esercito ed essendo amico di Luigi Cadorna.

Il “Corriere” di Albertini non capì subito il pericolo fascista, visto come il male minore davanti all’occupazione delle fabbriche e al rischio della rivoluzione comunista. Quando dopo il delitto Matteotti del giugno 1924 il giornale scese in campo apertamente contro il fascismo era troppo tardi. Albertini venne liquidato e le sue quote proprietarie furono rilevate dai fratelli Crespi.

Dopo la lunga parentesi fascista e repubblichina, all’alba del secondo dopoguerra il “Corriere della sera” rischiò di sparire. La soppressione dei giornali compromessi con il regime era una delle richieste avanzate da una parte del Cln. Quella linea non passò e nella primavera del 1945 un vecchio giornalista liberale e vicino al Partito d’Azione, Mario Borsa, che aveva collaborato con Albertini, e mai si era piegato ai diktat di Mussolini, assunse il comando di via Solferino, con una convinzione. Che un giornale indipendente, non di partito, aveva una grande funzione da svolgere nella nuova stagione per orientare l’opinione della gente comune, la maggioranza moderata che non è legata a questo o quell’orientamento preconcetto. Da tali premesse Borsa condusse una campagna di grande vigore in favore della Repubblica nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946.

Quella di Borsa fu una direzione breve (aprile 1945-agosto 1946) ma che lasciò il segno.

Con le direzioni di Guglielmo Emanuel (1946-1952) e Mario Missiroli (1952-1961) il “Corriere” assunse una veste più paludata. La scossa arrivò con Alfio Russo (1961-1968): chiamato a rispondere alla sfida lanciata dal “Giorno”, l’energico direttore siciliano ingaggiò una serie di cronisti e collaboratori, da Enzo Bettiza ad Alberto Cavallari, da Oreste Del Buono a Corrado Stajano, che portarono aria fresca nei corridoi di via Solferino. Dopo la direzione del giovane Giovanni Spadolini (1968-1972) che si rivelò meno innovativa delle attese, fu Piero Ottone (1972-1977) a imprimere una svolta radicale, con un giornale attento ai temi delle libertà civili e alle inquietudini della società postsessantottina. Furono gli anni in cui si fece sentire il peso di una delle eredi Crespi, Giulia Maria, e in cui si consumò la rottura con Indro Montanelli, che nel 1973 lasciò via Solferino per fondare l’anno successivo il suo “Giornale nuovo”, interprete della “maggioranza silenziosa” che chiedeva tranquillità dopo gli anni della contestazione.

Intanto una nuova generazione di cronisti stava crescendo e con la direzione Di Bella emerse il talento di Walter Tobagi, ucciso dai terroristi figli della borghesia milanese il 28 maggio 1980.

Gli autori danno anche conto delle vicende proprietarie: dai Crespi ai Rizzoli (con la P2), all’amministrazione controllata e ai capitalisti del salotto buono di Gemina. Dopo la difficile direzione di Alberto Cavallari, incaricato di traghettare il giornale fuori dalle secche dello scandalo, il triennio del liberale Piero Ostellino, il racconto di questo volume si conclude con la direzione di Ugo Stille (1987-1992), quando il “Corriere” riuscì a riconquistare il primato strappatole da “la repubblica” di Eugenio Scalfari.

Restano fuori le direzioni di Paolo Mieli, Ferruccio de Bortoli, Stefano Folli e Luciano Fontana. Per gli autori quelli dagli anni Novanta a oggi sono anni troppo vicini da storicizzare. E poi, avverte Liucci, c’è il problema delle fonti: con i nuovi mezzi di comunicazione, email, telefonini, il passato diventa più inafferrabile. E’ questa una delle sfide per i nuovi storici.

(Pubblicato il 4 gennaio 2022 © «Corriere della Sera» - La nostra storia)

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