Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Per una storia del nostro “cortile di casa”. La questione balcanica letta da Egidio Ivetic

di Luciano Monzali

In questi ultimi anni Egidio Ivetic sta compiendo un grande sforzo di divulgazione sulla storia dei popoli balcanici e adriatici. Dopo la Storia dell’Adriatico uscita nel 2019, Ivetic ha recentemente pubblicato un libretto agile e di grande interesse, I Balcani. Civiltà, confini, popoli (1453-1912) (Bologna, Il Mulino, 2020) dedicato alle vicende dei popoli balcanici dalla caduta dell’Impero romano d’Oriente alle guerre balcaniche del 1912-13, che costituisce una delle migliori sintesi sulla storia del “nostro cortile di casa” (i Balcani, appunto), fatta da uno studioso italiano.

Possiamo constatare che con il suo saggio, lo storico istriano in fondo prosegue una tradizione di studi tipica dell’italianità giuliano-dalmata, una sorta di missione culturale che nel corso del Novecento ha spinto numerosi intellettuali giuliani e dalmati a cercare di svolgere la funzione di intermediatori culturali fra l’Italia e il mondo balcanico. Se, in fondo, volessimo trovare il significato profondo di molte opere di scrittori e studiosi di vario livello, portatori di visioni politiche anche contrastanti e contraddittorie, come Oscar Randi, Giovanni Maver, Arturo Cronia, Alessandro Dudan, Ernesto Sestan, Enzo Bettiza, Claudio Magris, originari di regioni di frontiera punto d’incontro fra cultura italiana e popoli slavi e in possesso di una buona conoscenza delle culture e delle lingue danubiane e balcaniche, esso sta, forse, nella funzione di ponte che queste hanno svolto fra l’italianità della Penisola e l’Oriente adriatico e balcanico. L’opera di Egidio Ivetic si ricollega a questa tradizione culturale giuliano-dalmata, che la tragedia dell’esodo dopo la seconda guerra mondiale ha gravemente sconvolto e indebolito, rinnovandola, rinvigorendola e dandole un nuovo vigore e spessore grazie alla capacità dello storico dell’Università di Padova di reinterpretarla in un contesto più vasto, autenticamente europeo, ma anche aperto alle civiltà mediterranee.

I Balcani. Civiltà, confini, popoli, così come altri libri di Ivetic, è un testo capace di coniugare una ricostruzione evenemenziale con una acuta riflessione interpretativa, arricchita dalla simpatia umana dell’autore verso i popoli balcanici. Inoltre lo storico istriano scrive magnificamente con passione, rendendo la lettura dei suoi testi piacevole e coinvolgente. In Balcani. Civiltà, confini, popoli particolarmente interessanti sono le parti che Ivetic dedica alla spiegazione della genesi del concetto di Balcani, alla riflessione storica sui valori fondanti alla base dell’esperienza storica dell’Impero romano d’Oriente, alla ricostruzione delle vicende di piccoli popoli dimenticati come i valacchi/aromeni.

Particolarmente godibili e appassionanti sono le pagine in cui l’autore ricostruisce le lunghe guerre fra ottomani, ungheresi, croati ed eserciti asburgici fra Cinque e Settecento, vicende poco conosciute e studiate in Italia, così come scarsamente nota è la storia della dominazione ottomana in Europa, cuore del libro dello storico istriano. Molto meritoria è la ricostruzione che Ivetic compie del dominio imperiale ottomano nei Balcani, della sua struttura istituzionale, della sua organizzazione politica, economica e sociale, tutti temi sostanzialmente trascurati dalla storiografia italiana. Egli, giustamente, ne sottolinea la grandezza storica, il carattere sofisticato e complesso, l’originalità, tutti elementi che hanno fatto dell’Impero ottomano uno dei grandi momenti della storia dei popoli del Mediterraneo.

Giustamente, lo storico dell’Università di Padova constata che l’esperienza del lungo governo ottomano è l’elemento cruciale che definisce e segna l’identità contemporanea dei popoli balcanici. Serbi, bulgari, croati, bosgnacchi, albanesi e greci hanno costruito le loro identità nazionali e culturali confrontandosi e definendosi rispetto ai valori e all’esperienza storica del dominio ottomano, facendoli propri e accettandoli, oppure negandoli e contestandoli radicalmente, ma, comunque, rimanendo di fatto ad essi legati. Ivetic spiega bene le conseguenze drammatiche e tragiche che l’affermarsi del principio di nazionalità e la costruzione degli Stati nazionali hanno avuto sui popoli balcanici, sconvolgendo le strutture sociali ed economiche e rendendo assai più ardua la convivenza fra genti diverse per lingua, religione e cultura. Era peraltro forse inevitabile che l’affermarsi della modernizzazione capitalistica e dei principi di libertà portasse alla affermazione dei principi nazionali: d’altronde perché si sarebbe dovuto rifiutare e contestare a greci, serbi e bulgari la possibilità di costruire propri Stati nazionali quando ciò era stata concessa a italiani, tedeschi, olandesi? Viene da chiedersi, poi, se le leggende nere e oscure sui nazionalismi balcanici, che circolano nelle opinioni pubbliche occidentali, siano sempre veritiere e giustificate. Di fatto, mentre la diversità nazionale, religiosa e linguistica è stata spazzata via dall’Europa centrale e orientale (pensiamo alle vicende storiche di Polonia, Germania, Ucraina), in Stati nazionali balcanici come Bulgaria e Serbia vivono tuttora consistenti popolazioni musulmane, eredi del lungo dominio ottomano. Nella nostra percezione verso l’Europa balcanica troppo spesso predomina pregiudizio e ignoranza, accompagnati da opportunismo. L’atteggiamento dell’Europa occidentale verso i popoli balcanici è stato spesso caratterizzato dalla manipolazione e dall’applicazione di criteri discriminatori. Basti guardare la politica di allargamento dell’Unione europea, che ha visto la rapida adesione di Paesi come Estonia, Lettonia e Cipro, a discapito di Bosnia, Serbia e Macedonia, patria di Alessandro Magno, di Costantino, di Giustiniano, sulla base di pretesti e scuse che facevano fatica a mascherare i giochi di potere e i calcoli d’interesse delle cancellerie occidentali.

Ecco perché dobbiamo essere grati a Egidio Ivetic di averci dato, con questo libro, uno strumento per una migliore conoscenza della storia di una parte importante del nostro continente, nonché occasione per riflettere su tanti nodi importanti della nostra complessa, ma appassionante, storia di europei e mediterranei.

(Pubblicato il 3 maggio 2021 © «Corriere della Sera» – La nostra storia)

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