Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Croce in camicia grigia: disse “sì” al regime ma soltanto per timore dell’ascesa rossa

Il filosofo all’inizio fu favorevole al movimento, anche se non ne accettava le idee. Le sue priorità erano ristabilire l’ordine ed evitare il modello sovietico


di Corrado Ocone

Continua a ritroso la biografia del Croce politico di Eugenio Di Rienzo. Dopo il volume dedicato al periodo che va dalla caduta del fascismo alla nascita della Repubblica, lo studioso romano mette sotto i riflettori gli anni compresi fra le due guerre e affronta il complesso tema dell’antifascismo crociano in Benedetto Croce. Gli anni del fascismo (Rubbettino, pagg. 216, € 18,00). Complesso perché arrivò tardi e fu per lo più di opposizione morale, non di aperta cospirazione politica. Esso ebbe tuttavia una vasta influenza sul formarsi delle coscienze degli oppositori al regime, in Patria, e contribuì in modo determinante a far sì che all’estero ci si facesse un giudizio profondamente negativo sul regime e sul Duce.

L’anno cruciale fu il 1925 quando, attraverso una serie di dichiarazioni, prese di posizione, atti pubblici, Croce, come Di Rienzo scrive, abbandonò nettamente e per sempre la sua «linea di sostegno al fascismo». Perché di questo si trattò: netto appoggio a Mussolini e al suo movimento, ma non alle sue idee, fino al 1924; ancora più netto diniego dopo il discorso del 3 gennaio dell’anno seguente, in cui il Duce si assumeva tutte le responsabilità delle violenze squadriste perpetrate nel Paese. A quel discorso seguirono, come è noto, le leggi di limitazione della stampa e della libertà politica che fecero piombare l’Italia definitivamente in una dittatura.

Ma perché Croce aveva appoggiato il fascismo? Aveva ragione Gentile che, nel pieno della polemica col suo ex sodale, ebbe a dire che, in fondo, egli era sempre stato «un fascista senza la camicia nera»? Che Croce si fosse formato sugli autori del realismo politico più che su quelli liberali (da Machiavelli a Marx, da Sorel a Treitschke, ecc.), e che da essi avesse mutuato una concezione della «durezza della politica» che mai lo abbandonò, è vero. Così come è vero che l’idea di autorità, e anche un certo dirigismo, fu sempre connesso al liberalismo italiano. Di qui anche l’importanza che per lui rivestiva il concetto di Patria, che in certe occasioni egli antepose praticamente (non in teoria) a quello stesso di libertà. In verità, l’appoggio di Croce al fascismo delle origini nasceva dall’illusione, che fu propria di molti e sinceri liberali e democratici, di un fascismo come ristabilimento di un ordine perduto e antidoto al possibile trionfo anche in Italia di un regime sovietico. Svolto questo compito, il movimento di Mussolini si sarebbe ritirato o istituzionalizzato. Un regime autoritario momentaneo e di servizio alla Patria in difficoltà, quindi.

Ed è seguendo questo sentiero euristico che Di Rienzo prova anche a dare una spiegazione della controversa definizione che Croce dette del fascismo come «parentesi», cioè dell’idea di una momentanea «invasione degli Hyksos»: una malattia che irrompe all’improvviso in un corpo sano. Un’idea che confligge con il significato di fondo dello storicismo crociano, per il quale la storia non può avere vuoti e ogni momento si lega per mille fili al passato e al presente (così come vi confligge l’altra perché psicologistica di un fascismo come «autobiografia della nazione»). Per Di Rienzo si trattò di una «pia frode», un’affermazione fatta per due motivi pratico-politici subito dopo la sconfitta dell’Italia in guerra: da una parte, nella speranza che si potesse riprendere quella tranquilla vita borghese che aveva caratterizzato per Croce l’Italia liberale; dall’altra, per sostenere le ragioni di un popolo intero, e cioè appunto della Patria, davanti ai vincitori del conflitto. Per ampiezza e qualità della documentazione, e anche per il merito di far parlare sempre direttamente anche Croce (soprattutto quello a torto considerato minore dei diari e delle lettere), il volume di Di Rienzo resterà sicuramente nella ormai vasta bibliografia crociana.

(Pubblicato il 20 febbraio 2021 ©  «il Giornale» – Recensioni)

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