Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

“Libro e moschetto, fascista perfetto”. Politica e cultura nel Ventennio nero

di Elisa D’Annibale

Si terrà a Roma, presso l’Istituto Italiano di Studi Germanici dal 10 al 12 gennaio, un convegno di studi dedicato alle maggiori istituzioni intellettuali del Ventennio e alla politica culturale del fascismo

I poli culturali che nacquero fra gli anni Trenta e i primi anni Quaranta sono state tra le eredità più importanti e durature che il regime fascista abbia lasciato all’Italia repubblicana. Di esse manca tuttavia una riflessione capace di coglierle nel loro insieme. Nell’arco di questi pochi anni, infatti, vennero fondate numerose istituzioni, volte tanto a rafforzare il consenso del regime tanto a offrire al resto d’Europa l’immagine di un’Italia culturalmente dinamica. Questa vivace politica culturale del fascismo può essere letta in diversi modi, come il completamento del controllo sulla cultura nazionale, in coincidenza non casuale con la legge che imponeva un giuramento di fedeltà ai docenti universitari, ma anche come un insieme di progetti modernizzanti, e almeno in parte decisamente innovativi.

Il convegno Le istituzioni e la politica culturale del fascismo, che si terrà presso l’Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma dal 10 al 12 gennaio, mira proprio a una riflessione d’insieme su queste dinamiche, tenendo necessariamente conto della specificità di ogni singola istituzione. Si cercherà dunque di inquadrare l’intero panorama politico-culturale di quegli anni prendendo come punto di partenza alcune riflessioni sul ruolo degli intellettuali nella politica culturale del regime, soffermandosi su personalità di spicco come Giovanni Gentile e Ugo Spirito.

Dopo questa panoramica si entrerà nel merito delle singole istituzioni con interventi mirati a sollevare questioni rilevanti quali il loro grado di autonomia rispetto alla politica del regime. A tale scopo, verranno approfondite le storie delle istituzioni culturali prettamente nazionali, come il Cnr, l’Enciclopedia Treccani, la Reale Accademia d’Italia e l’Istituto di Studi Filosofici, e di quei poli legati invece a logiche più “internazionali”, quali lo stesso Istituto Italiano di Studi Germanici, inaugurato nel 1932 per volere di Gentile, il Petrarca Haus di Colonia o l’Istituto Italiano per il Medio e l’Estremo Oriente (attivissimo anche sul piano della propaganda rivolta al mondo islamico e della “diplomazia cultuale” anti-britannica).

Su questo stesso piano non mancheranno riflessioni sul ruolo dell’arte e dei media nella politica culturale del regime soffermandosi necessariamente su l’Istituto Luce e su l’Accademia d’Arte Drammatica. Per completare il quadro si entrerà nel merito anche della politica attuata nei riguardi del mondo universitario, tracciando alcuni casi specifici.

Questa effervescenza culturale può essere interpretata da una parte come risposta a un’esigenza di adeguamento a modelli che si stavano affermando o si erano affermati anche in altri Paesi europei, dall’altra come uno sforzo di progettazione di una cultura italiana pronta a superare i confini nazionali.

Alla luce di queste considerazioni l’Istituto di Studi Germanici (ricordiamo una delle prime tra le nuove istituzioni culturali fondate dal regime) ha voluto aprire una discussione senza pregiudizi né semplificazioni, indispensabile per pensare la politica culturale del Paese anche in vista delle sfide future.

(Pubblicato il 7 gennaio 2019 © «Corriere della Sera» – La nostra storia)

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