Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Nascita di un Nazione. Richelieu, la Francia e la Guerra dei Trent’anni

di Francesco Vitali

Rosario Romeo approntò per gli studenti dell’Università di Roma – La Sapienza, dell’anno accademico 1963-64, una serie di dispense, intitolando il corso di Storia moderna per cui erano state predisposte Richelieu e la Guerra dei Trent’anni. Questi testi, la cui circolazione era rimasta limitata la circolazione agli studenti di Romeo, sono stati ora pubblicati – a cura di Guido Pescosolido – per i tipi della Donzelli, con il titolo, Richelieu. Alle origini dell’Europa moderna, rivelando un aspetto pressoché ignoto delle ricerche del biografo di Cavour. Cionondimeno, come evidenziato dal curatore, l’interesse di Romeo per le realizzazioni politiche e istituzionali del primo ministro di Luigi XIII si intreccia profondamente con le opere maggiori dedicate al Risorgimento, all’Italia unitaria e post-unitaria e alla Grande Guerra.

Lo storico, avvalendosi di fonti politico-diplomatiche che andavano dal Testamento politico e delle Memorie di Richelieu alle relazioni degli ambasciatori veneziani, mise in luce lo strettissimo connubio che legava la costruzione dello Stato francese (e contestuali dinamiche sociali, economiche e di fazione), intrapresa da Richelieu, e l’affermazione del «particolarismo nazionale», che sarebbe divenuto il tratto saliente dell’assetto europeo, suggellato dai trattati di Westphalia. Nel corso della Guerra dei Trent’anni, la politica del cardinale francese, fedelmente proseguita da Mazzarino, sconfisse le velleità di restaurazione universalista sostenute all’interno della società francese dal “partito” dei dévots e in campo internazionale dagli Asburgo, nel segno della Controriforma.

In questa prospettiva si inscrisse anche la soluzione data da Richelieu alla conflittualità interna al contesto francese, alimentata dalle prese d’armi degli ugonotti, che aveva pesato non poco sulla pace di Monzón del 1626, fallimentare epilogo della prima iniziativa antiasburgica da lui assunta nel 1624 con l’occupazione della Valtellina. Se da un lato, il cardinale disarmò gli ugonotti, privandoli delle loro piazzeforti; dall’altro, mediante la pacificazione di Alès del 1629, con cui il re aveva confermato la liceità dell’esercizio del calvinismo in Francia, guadagnò la fedeltà della minoranza ugonotta al potere e alla causa monarchica.

In virtù del raggiunto compattamento interno, Richelieu rilanciò lo sforzo antiasburgico, ricorrendo alla cosiddetta strategia delle “Porte”, consistente nell’acquisire i luoghi il cui controllo avrebbe assicurato alla Francia l’egemonia europea, impossessandosi innanzitutto della fortezza di Pinerolo in Piemonte. La linea del cardinale si impose definitivamente però soltanto a seguito della “giornata degli ingannati” del 10 novembre 1630, nella quale Luigi XIII si pronunciò in suo favore, rispetto all’ormai insanabile dissidio che divideva il cardinale dalla sua ex protettrice: la regina madre Maria de’ Medici. La svolta prodottasi allora fu emblematicamente riflessa dalla sconfessione cui Richelieu sottopose il trattato di Ratisbona, che era stato negoziato durante la malattia del re, quando si credeva prossima sia la successione al trono del principe del sangue Gastone d’Orléans sia la liquidazione della politica antiasburgica del cardinale.

Dalla “giornata degli inganni” in poi, perciò, il cardinale proseguì con pieno successo la sua azione, seppur attraverso il pagamento di ingenti costi interni, in termini di mancate riforme, alta fiscalità e annesse rivolte dei ceti popolari. Tuttavia, queste rinunce furono funzionali all’affermazione nel lungo periodo della egemonia francese in Europa. Essa, come rimarcato da Romeo, fu garantita proprio dal rifiuto opposto al trattato di Ratisbona, la cui accettazione, viceversa, avrebbe permesso agli Asburgo di realizzare l’unità tedesca. Inoltre, si definì in quel momento una fondamentale direttrice, che avrebbe caratterizzato la politica estera della Francia fino a Napoleone III, contraria proprio al compimento di quell’unità. Nel contempo, la mancata accettazione dell’accordo di Ratisbona preparò il terreno affinché l’unificazione della Germania, fosse promossa e guidata dalla Prussia luterana.

La vitalità intrinseca di queste pagine, che né il lungo tempo trascorso né i contributi dedicati al cardinale francese nell’ultimo cinquantennio dalla storiografia italiana e soprattutto europea hanno diminuito, risiede appunto nella capacità di Rosario Romeo di inscrivere appieno la portata dell’azione politico-diplomatica di Richelieu in una traiettoria europea di ampio respiro, proponendo anche in tale frangente in modo fecondo e perspicuo la lezione di metodo appresa dal suo maestro Gioacchino Volpe.

(Pubblicato il 7 gennaio 2019 © «Corriere della Sera – La nostra storia)

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