Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Tra Eurasia e Mediterraneo. Gli antichi Stati italiani e il tramonto dell’Impero ottomano

di Eugenio Di Rienzo

La Questione d’Oriente, ossia il lento declino dell’Impero ottomano tra fine Settecento e Ottocento, sino al suo sfaldamento nel primo dopoguerra, è stato a lungo oggetto di analisi storiche e politologiche per poi essere progressivamente abbandonato come tema di ricerca. I nuovi paradigmi storiografici affermatisi nel secondo dopoguerra hanno portato prima all’emarginazione della storia politica e, negli ultimi decenni, al suo recupero spesso, però, mediato attraverso gli strumenti dell’antropologia storica. Non sono mancati, tuttavia, negli ultimi anni studi che, pur recando la consapevolezza della predetta temperie storiografica, hanno riaffermato lo specifico di una storia politico-diplomatica fondata su un più mirato controllo delle fonti e su una sorvegliata correlazione tra scelte di politica estera e gli equilibri di potere interni agli Stati. In tale direzione si muove Salvatore Bottari nel suo Alle origini della Questione d’Oriente. Il conflitto russo-turco del 1768-1774 e la diplomazia degli Stati italiani (Biblioteca della Nuova Rivista Storica – Società Editrice Dante Alighieri, 2018).

L’autore, infatti, affronta le vicende del conflitto tra i due Imperi osservandolo attraverso le fonti diplomatiche italiane. Altrettanta attenzione è rivolta alla congiuntura politica attraversata da Venezia piuttosto che dal Regno di Napoli e di Sicilia mentre, al contempo, sono sottolineati i caratteri e gli spazi di praticabilità della loro politica estera nel contesto dell’area mediterranea. Il conflitto si intreccia con le vicende che preludono alla prima spartizione della Polonia, in un susseguirsi di teatri di guerra che vanno dai Balcani all’area del basso Danubio, dal Mar Nero al Mediterraneo. L’aggressiva politica estera della zarina Caterina II, la diffidenza dell’Austria, l’abile gioco su più tavoli portato avanti dalla Prussia emergono dalle fila di una narrazione agile che – in una prospettiva di lunga durata –  aiuta a comprendere alcune delle linee di tendenza dell’odierna politica estera russa.

Centrale resta, però, il Mediterraneo, come agognato sbocco di un disegno politico che rimonta a Pietro il Grande. In tal senso, le vicende della guerra russo-turca sono ripercorse per sottolineane i riflessi sul Mare Nostrum, letto come scenario politico e commerciale affollato in cui, accanto agli interessi delle Grandi Potenze europee, persiste uno spazio per le realtà politiche più piccole come quelle degli Stati italiani. In modo rapido e incisivo, Bottari mostra quanto lo svolgimento e l’esito del conflitto siano percepiti in tutto la loro portata storica periodizzante dagli attori storici dell’epoca, a cui non sfuggono i contraccolpi determinati dall’espansionismo russo. Agli stessi contemporanei, dunque, il trattato di Küçük Kaynarca, siglato nel luglio 1774 tra Istanbul e San Pietroburgo, appare come un vaso di Pandora da cui emerge la Questione d’Oriente, da allora tema politico di rilievo per quasi un secolo e mezzo nelle Cancellerie europee.

Su tale questione, che è al contempo problema storico e storiografico, Bottari fornisce un eccellente contributo. Di più, con un volume, agile e denso, l’autore dimostra brillantemente che anche la storiografia italiana di area moderna è in grado di uscire dalle strettoie di una visione meramente italocentrica, o peggio regionalistica e municipalistica, in cui troppo spesso è stata rinchiusa in questi ultimi decenni. Lo studio di Bottari è, infine, anche un libro di «storia presente». Questo contributo ci ricorda, infatti, che, come oggi, anche nel passato, l’area balcanica e danubiana, il Mar Nero, il Caucaso e il Mar di Levante sono stati «vicini» al nostro Paese. Troppo vicini per non attirare, ai nostri giorni, la doverosa e vigilante attenzione della nostra classe dirigente politica e intellettuale che invece vivacchia all’ombra del suo campanile, trastullandosi in risse di quartiere e in squallidi giochetti da sottoprefettura del tutto estranei all’interesse nazionale.

(Pubblicato il 17 aprile 2018 – © «Corriere della Sera» – La nostra storia)

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