Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Tunisi 1881, lo schiaffo dei francesi all’Italia

di Dino Messina

Un precedente agli strappi diplomatici ed economici con cui il presidente francese Macron sta mettendo alla prova i rapporti con l’Italia. Non si tratta dell’intervento in Libia del 2011 deciso da Nicolas Sarkozy senza neppure fare una telefonata ai governanti italiani, ma di un episodio più lontano, che ci dice quanto sia complicata la storia dell’amicizia italo-francese. Il 3 maggio 1881, mentre in Italia si discuteva dell’eventualità di una prova di forza francese, il governo di Jules Ferry inviò un contingente di duemila uomini a Biserta, in Tunisia. Il Paese del Nord Africa che di fatto veniva considerato «italiano» per l’apporto di lavoro e capitali profuso dai nostri connazionali (nei vigneti, nella pesca e nelle miniere), diventava all’improvviso francese. Roma e Parigi avevano appena firmato un accordo economico, che riguardava tra l’altro la restituzione dell’Italia alla Terza Repubblica francese di un debito di 600 milioni di lire. Il primo ministro di allora, Benedetto Cairoli, che considerava come prioritario in politica estera un protettorato italiano della Tunisia, rimase sorpreso. Il blitz francese dimostrò l’isolamento italiano in campo internazionale, perché la Gran Bretagna era impegnata e estendere il controllo sull’Egitto mentre la Germania vedeva di buon occhio un allentamento della pressione francese sui suoi confini. Nonostante gli accordi per garantire ai lavoratori italiani pari diritti, lo «schiaffo di Tunisi» rimase una ferita che stentò a rimarginarsi. Francesco Crispi definì la Tunisia «una nazione italiana occupata dalla Francia». E, come ha scritto Eugenio di Rienzo nel saggio Il Gioco degli Imperi. La guerra d’Etiopia e le origini del secondo conflitto mondiale (Società Editrice Dante Alighieri), la sorte del paese nordafricano fu al centro dei colloqui italo-francesi prima dell’intervento nella Seconda guerra mondiale. Il rifiuto di Parigi ad accettare le nostre richieste fu tra le cause che spinsero il nostro Paese a entrare in guerra nel giugno 1940. Fu anche in seguito all’umiliazione tunisina se l’Italia giolittiana decise l’occupazione della Libia nel 1911. L’Unione Europea si dimostra una costruzione fragile se ancora tornano questi fantasmi del passato.

(Pubblicato il 30 luglio 2017 – © «Corriere della Sera» – Opinioni)

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