Illustrazione tratta da opera di Giacomo Balla

Addio Massimo Campanini, studioso dell’islam

di Franco Cardini

Con Massimo Campanini se ne va, per quanto mi riguarda, un amico e un collega stimato. Per quanto riguarda la cultura italiana, ma più in generale europea, se ne va un intellettuale di straordinarie cultura e apertura mentale, certo meno noto al grande pubblico di quanto avrebbe meritato. Lo testimoniano il suo percorso culturale tra sedi universitarie differenti e anche fra discipline diverse, oltre che ovviamente il patrimonio delle sue ricerche e pubblicazioni: queste, per portuna, destinate a restare e a guidarci in campi nei quali davvero abbiamo bisogno, oggi più che mai, di personalità della sua caratura.

Campanini, morto ieri a Milano a 65 anni, proprio da Milano era partito: e dagli studi filosofici, con una tesi su Giordano Bruno, un interesse che avrebbe mantenuto nel tempo. Tuttavia, negli anni Ottanta aveva intrapreso un percorso apparentemente nuovo, studiando lingua e cultura arabe presso l’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Ismeo). La filosofia restava tuttavia al centro della sua riflessione, partendo dall’immenso contributo che quella araba aveva dato al medioevo e al rinascimento occidentali; non per nulla un suo saggio del 2015 metteva a confronto proprio Giordano Bruno con Averroè.

La straordinaria versatilità di Campanini lo conduceva a insegnare, sempre ad alti livelli, materie differenti come Storia contemporanea (presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università Statale di Milano) e Storia e istituzioni del mondo musulmano come docente a contratto dell’Università di Urbino; poi ancora Cultura araba all’Università di Milano, Storia contemporanea dei Paesi arabi all’Università di Napoli “L’Orientale”, Civiltà islamica presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, di Storia dei Paesi islamici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. Dal 2016 è stato accademico dell’Accademia Ambrosiana di Milano “Classis Orientalis Araba” e, dallo stesso anno, ha insegnato Civiltà islamica a contratto presso lo Iuss (Istituto universitario di Studi superiori) di Pavia.

Insomma, una carriera universitaria da nomade, in un ambito, quello dell’arabistica, che non sempre gode di vita facile dalle nostre parti. Una carriera che è anche la testimonianza di una apertura mentale immensa, in un’Accademia che troppo spesso si stringe attorno a specialismi estremi. D’altra parte, va ricordato che proprio l’arabistica ha trovato in Italia già dalla seconda metà dell’Ottocento un grande apripista come Michele Amari, e che nel Novecento ha poi prodotto una ricca scuola alla quale la storia e gli studi di Campanini certamente rendono onore.

Insomma, la figura di Massimo Campanini si colloca all’interno di una traccia culturale ricca nel nostro Paese, eppure un po’ dimenticata, sebbene nel 2016-2017 fosse stato chiamato a far parte del Consiglio per l’islam italiano istituito presso il ministero dell’Interno sotto i governi Renzi e Gentiloni: perché la sua conoscenza delle fonti classiche dell’islam lo rendeva adatto a cogliere le profonde connessioni che legano la filosofia e la cultura islamiche alla nostra, come mostrano i suoi lavori su Averroè, al-Ghazali, al-Farabi, nonché gli studi sul Corano (ricordiamo almeno Le perle del Corano, per Rizzoli); la sua Introduzione alla filosofia islamica, pubblicata in Italia da Laterza, è stata tradotta in inglese, spagnolo e portoghese.

Ma non solo: Campanini è stato un profondo conoscitore dell’islam contemporaneo, politico e culturale, e sopprattutto in questo ambito oggi così controverso la sua lezione ci mancherà. Non sono molti oggi gli autori italiani che vengono tradotti nel mondo anglosassone, eppure i suoi scirtitti dedicati all’esegesi coranica (L’esegesi musulmana del Corano nel secolo Ventesimo e Il Corano e la sua interpretazione, uscite rispettivamente per Morcelliana e Laterza), sono stati tradotti da Routledge e restano lavori fondamentali per uscire dalle miserie del dibattito contemporaneo intorno all’islam.

Massimo Campanini non ha mai rifuggito l’incontro con questioni difficili, dedicandosi a tendenze politiche radicali che più sono temute in Occidente; ricordiamo almeno, a questo proposito, I Fratelli Musulmani nel mondo contemporaneo (con Karim Mezran, Utet), e Quale islam? Jahadismo, radicalismo, riformismo (La Scuola), ma soprattutto un lavoro dedicato a uno dei campi che più necessitano di attenzione, ossia quello dello sviluppo, oggi molto dibattuto (a partire dall Francia, viste anche le recenti dichiarazioni del presidente Macron) di islam europeo: L’islam, religione dell’Occidente, Mimesis.

Ci mancherà, Massimo Campanini, anche quando il prossimo anno commemoreremo il VII centenario della morte di Dante Alighieri. A Dante e l’islam, un altro tema storiografico che attraversa la cultura del Novecento, appena lo scorso anno aveva dedicato un bellissimo lavoro (Studium); ci sarebbe piaciuto discuterne con lui, ascoltare ancora una volta la voce di un grande maestro.

(Pubblicato il 10 ottobre 2020 © «Avvenire»)

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